Lambayeque: colpo alla 'los fuertes de palomino', dentro anche un agente
Tre province, 17 perquisizioni, sei manette. L'alba del 29 marzo ha chiuso i cancelli a «Los Fuertes de Palomino», la banda che da mesi teneva in scacco agricoltori e commercianti di Lambayeque. Tra gli arrestati c'è anche un poliziotto in servizio: la sua divisa è finita in un sacco di plastica insieme ai cellulari sequestrati.
Il metodo: usurpazioni e colpi di pistola
Chiclayo, Ferreñafe, Chota. Le squadre della Diviac sono entrate di corsa all'alba, porte sfondate e mani sopra la testa. L'accusa è pesante: associazione a delinquere, estorsione, usurpazione di terreni. Il gruppo, secondo i pm German Montero Ugaz e Rodolfo Albújar Álvarez, aveva messo in piede un mini-stato mafioso: chi si opponeva riceveva visite notturne e colpi d'arma da fuoco per « convincere » a firmare false compravendite.
Nei garage sono spuntati due fucili a pompa, una pistola 9 mm e pile di documenti intestati a prestanome. I cellulari, ora in laboratorio, raccontano chat vocali dove si fissano i «prezzi» del terrore: 5 000 soles per lasciare in pace un campo di riso, 3 000 per un chiosco di ceviche. La cifra, ripetuta in audio, è la prova che mancava per chiudere il cerchio.

Il poliziotto e il buco nell'uniforme
L'agente in divisa è Elvis Martínez Cieza, 38 anni, assegnato al commissariato di Ferreñafe. Secondo la ricostruzione, forniva turni di pattuglia e segnalava quando era il momento di «far sparire» le denunce. Le intercettazioni lo incastrano mentre riceve 500 soles per ogni «favore». Il capo della Diviac, coronel Jorge Luis Angulo, non usa mezzi termini: «Abbiamo un infiltrato, adesso puliamo la nostra casa».
La sua presenza spiega perché le indagini siano durate otto mesi. Ogni volta che la procura chiedeva perquisizioni, qualcuno avvertiva i palomini. Adesso l'ispettorato interno aprirà un processo disciplinare: se condannato, Martínez rischia l'espulsione e fino a 15 anni di carcere.

Il prossimo passo: collegamenti con il cartello di piura
Il materiale informatico è già in viaggio verso Lima. Gli analisti cercano nodi con il cartello «Los Garibaldi», attivo nel traffico di cocaina sul fiume Piura. La pista è calda: due dei fermati hanno numeri salvati con nomi di città colombiane. Se la connessione dovesse confermarsi, la «micro-mafia» di Palomino non è più solo un problema locale ma un pezzo dell'asse narcotraffico che collega l'Ecuador all'Atlantico.
Intanto, i agricoltori di Mórrope respirano. Il 28 marzo, uno di loro, Julio Ramírez, ha trovato un proiettile sulla porta di casa. Oggi ha offerto caffè agli agenti: «Mi hanno restituito la terra senza chiedere niente». È la prima volta dopo due anni.