Lo stato firma con la chiesa: via alle compensi per chi non può più denunciare

Una firma, stamattina alle 11, che chiude cinquant’anni di silenzio. Il governo e la Conferenza Episcopale Spagnola siglano il protocollo per liquidare le vittime di abusi sessuali commessi all’interno della chiesa cattolica: soldi pubblici a chi non ha più tempo di andare in tribunale.

La sede dell’Avvocato del Popolo, in Calle Zurbano, diventa per un’ora il teatro di una transazione senza precedenti. Accanto al ministro della Presidenna, Félix Bolaños, ci saranno il presidente dei vescovi, Francisco César García Magán, e il difensore del popolo, Ángel Gabilondo. Obiettivo: mettere nero su bianco un fondo risarcitorio gestito da una commissione mista, con criteri di accesso e importi che ancora non trapelano. Il sospetto è un’operazione di reputazione: la chiesa paga per non finire sotto processo mediatico, lo Stato evita di aprire un’inchiesta parlamentare su decenni di coperture.

Il prezzo del silenzio scaduto

Per molte vittime la via giudiziaria è preclusa: prescrizione, mancanza di prove, paura. Il protocollo promette un’indennizzo «rapido e riservato», ma fissa un termine di presentazione delle domande: tre mesi dall’entrata in vigore. Chi non ne è informato perde l’ennesima volta. E il denaro? Fonti vicine alla trattativa parlano di cifre comprese tra 25.000 e 120.000 euro, inversamente proporzionali all’età del fatto. Una scala mobile che riduce il dolore a coefficiente.

Il governo, in piena tempesta per l’uscita di María Jesús Montero dal Consiglio dei Ministri, trova nel dossier abusi un argomento per riconquistare credibilità etica. Domani comincia la settimana santa: nessuno in Parlamento, nessuna domanda scomoda fino a Pasquetta. Una tempistica studiata per affossare l’eco mediatico.

Le altre storie che contano oggi

Le altre storie che contano oggi

Mentre il palazzo blinda l’accordo con i vescovi, i ministeri della Difesa, dell’Industria e dell’Università presentano IN + DEF, un ecosistema pubblico-privato per formare ingegneri e informatici da destinare all’industria militare. Il cuore è Barcellona, dove la guerra di Ucraina e la tensione mediorientale hanno fatto schizzare gli ordini di droni e sensori. Il costo: 140 milioni in quattro anni, di cui il 60% da fondi Next Generation. Il risultato: 1.500 laureati specializzati in «cyber-difesa» e «aerospazio militare». Si chiama innovazione, ma puzza di corsa agli armamenti.

All’altra estremità della capitale, il Movistar Arena apre i cancelli a Rosalía. Quattro date sold-out a Madrid, altrettante a Barcellona. Il disco «Lux» ha già superato il milione di streaming, ma il vero bottino sono le merchandising: 45 euro la maglietta, 130 il parka. All’uscita, gli adolescenti in fila commentano l’accordo chiesa-Stato con un «che peso, vecchio». Per loro la storia è già un reel da 15 secondi.

Intanto la Aemet avverte: temperature in risalita di 5 °C in 48 ore, venti a 90 km/h nell’Ebro. Un’ondata di caldo che arriva troppo presto, come le compensi per chi non ha mai avuto voce.