L'oeacp si riunisce a malabo e punta su un'alleanza più forte

Settantanove paesi, tre continenti, un vertice che si è chiuso domenica a Malabo con la solita retorica dell'unità — ma anche con qualcosa di concreto: la presidenza rotatoria dell'Organizzazione degli Stati dell'africa, dei Caraibi e del Pacifico passa nelle mani di Teodoro Obiang, il capo di stato della Guinea Equatoriale nonché l'uomo al potere ininterrottamente dal 1979. Il presidente più longevo del mondo guiderà l'OEACP per i prossimi tre anni.

Un'organizzazione che vuole reinventarsi, ma parte da malabo

L'XI Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell'OEACP si è tenuto nella capitale equatoguineana tra sabato e domenica, lasciando in eredità un documento politico che — nelle parole di Obiang — riflette «la volontà di costruire un'OEACP più forte, più dinamica e più influente sulla scena internazionale». Parole che si sentono spesso in questi consessi. La differenza, stavolta, sta nell'urgenza del contesto.

«Viviamo in un mondo segnato da trasformazioni profonde, rapide e complesse», ha dichiarato Obiang durante la cerimonia di chiusura. Tensioni geopolitiche, conflitti armati, crisi climatica, disuguaglianze economiche, insicurezza alimentare ed energetica: l'elenco è lungo, e il mandatario lo ha usato per giustificare la necessità di un'organizzazione che smetta di restare «immobile» davanti alla realtà.

La cooperazione sud-sud come bussola strategica

La cooperazione sud-sud come bussola strategica

Tra le priorità emerse dal vertice, Obiang ha insistito su tre direttrici: rafforzare la cooperazione Sud-Sud, diversificare le alleanze strategiche e spingere verso una maggiore integrazione economica tra i paesi membri. Non è una novità assoluta per l'OEACP — fondata nel 1975 con l'obiettivo di ridurre la povertà e favorire lo sviluppo sostenibile — ma il tono è cambiato. C'è meno deferenza verso i vecchi partner tradizionali, più attenzione a costruire rapporti multilaterali autonomi.

Il gruppo chiede anche un ordine internazionale «più giusto, più equilibrato e più inclusivo», una formula che suona come una critica velata alle architetture economiche globali disegnate decenni fa da altri attori. Settantanove paesi che insieme rappresentano una quota significativa della popolazione mondiale: la cifra, da sola, dice quanto pesi potenzialmente questa voce — ammesso che riesca a parlare davvero all'unisono.

Obiang alla guida: il paradosso di un simbolo

C'è un'ironia che nessun comunicato ufficiale nominerà mai apertamente. L'uomo incaricato di traghettare l'OEACP verso una stagione di «rinnovamento e trasformazione» governa il suo paese da quarantasei anni, senza alternanza democratica documentata. Obiang ha assunto la presidenza della Guinea Equatoriale nel 1979 con un colpo di stato — rovesciando e facendo giustiziare il proprio zio — e da allora non ha mai lasciato il potere.

Portare avanti valori di «solidarietà, sovranità, cooperazione e progresso condiviso» — come recita il mandato che si è autoassegnato — mentre si governa con pugno di ferro uno dei paesi più ricchi di petrolio e più diseguali dell'africa subsahariana è, quantomeno, una contraddizione che il vertice di Malabo ha preferito non mettere sul tavolo. L'OEACP ha scelto il suo presidente di turno. Ora tocca ai fatti dimostrare se le risoluzioni di questo fine settimana resteranno carta o diventeranno politica.