L'uss nimitz getta l'ancora a panama e accende il pacifico: 'mares del sur 2026' è già un doppio messaggio
Il profilo nero del più grande cacciatorpediniere atomico del mondo si staglia contro il cielo di Panama come un avvertimento e, contemporaneamente, un invito. L'USS Nimitz è arrivato davanti a Amador con 5.000 marinai a bordo, 90 caccia F-18 pronti al decollo e un solo obiettivo dichiarato: rafforzare la sicurezza marittima regionale. Quello che nessuno dice ad alta voce è che sotto la bandiera dell'esercizio 'Mares del Sur 2026' si gioca una partita di potere più ampia, quella del controllo del Canale.
Il nimitz non attraversa il canale: un dettaglio che dice tutto
Le autorità panamensi sono categorical: 'Nessun transito'. Il gigante dei 333 metri resta ancorato in acque aperte, a 45 minuti di lancia dal molo crociere. È una scelta tecnica, dicono. È soprattutto una scelta politica, sussurrano gli analisti. Il passaggio costerebbe 24 ore di chiusura, un blocco commerciale da 270 milioni di dollari. E poi c'è la memoria: fino al 1999 le chiavi del Canale erano americane. Far sfilare oggi un portaerei nucleare dentro quella sequenza di chiuse significherebbe riaprire ferite mai rimarginate.
Intanto il ponte d'envol del Nimitz si popola di elicotteri MH-60 che decollano e atterrano senza sosta. Il gruppo di combattimento include il cacciatorpediniere USS Gridley, l'Ala Aerea Embarcata 17 e l'Escuadrón de Destructores 9. Una portata di fuoco che, da sola, supera l'intera marina di mezza America Latina. In cabina radio, gli ufficiali ridono sotto i paraorecchie: 'Qui comandiamo noi, ma dobbiamo sembrare ospiti.'

10 Bandiere, un solo spartito: la droga che passa di lì
Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Perú, Messico, El Salvador, Guatemala, Uruguay: ogni giorno un altro pattugliatore si affianca al Nimitz per esercitazioni congiunte. Obiettivo ufficiale: contrastare il narcotraffico transnazionale. La cifra è spietata: il 70 per cento della coca che arriva agli States passa per il Pacifico centroamericano. Il controammiraglio Norman Cassi, viso rosso da sole tropicale, non usa mezzi termini: 'Senza Panama, la catena si spezza.'
Al molo di Amador, il ministro panamense della Sicurezza Frank Ábrego annuisce, ma la mano stringe il microfono come una leva: 'La libertà esiste solo dove c'è sicurezza.' È una frase che suona doppia: promessa di protezione, minaccia di controllo. Dietro di lui, i turisti fotografano i caccia F-18 che sfrecciano a bassa quota. Nessuno guarda il Canale, ma tutti lo pensano.
L'USS Nimitz verrà disarmato nel 2027. Per ora è ancora il centro del mondo, almeno per chi naviga in queste acque. Quando il sole cala, il ponte volante si illumina di luci verdi e rosse come un aeroporto di provincia. I marinai fumano sul bordo scialuppe, parlano di casa, dimenticano per un attimo che il loro salario è pagato da una difesa che inizia qui, a 9.000 miglia da Washington, dove il commercio globale si restringe a 80 km di acqua.
Alle 23:00 il capitano ordina l'estinzione delle luci di via. Il Nimitz resta lì, un'ombra più scura dell'oscurità, a ricordare a tutti che la storia non è mai neutrale. E che il Canale, prima o poi, chiederà il conto.