Messico: trasportisti e agricoltori bloccano il paese, governo sull'orlo del baratro
Un mega-blocco nazionale paralizza il Messico a partire da lunedì, con trasportisti e agricoltori determinati a far sentire la propria voce. La protesta, che promette di colpire arterie vitali e accessi strategici, è una risposta diretta all'inertia del governo e all'inadempienza di accordi precedentemente presi, lasciando entrambi i settori sull'orlo del collasso.
La rabbia monta: un anno di promesse non mantenute
L'iniziativa, orchestrata principalmente dall'Asociación Nacional de Transportistas (Antac) e dal Frente Nacional para el Rescate del Campo Mexicano (FNRCM), non è una novità. Già lo scorso novembre, proteste simili avevano portato a un accordo con le autorità, un accordo che, a quanto pare, è rimasto poco più che una promessa sulla carta. David Estévez, presidente dell'Antac, ha lanciato un appello veemente sui social media, esortando a “paralizzare tutto” se le richieste di sicurezza e sostegno non verranno ascoltate.
La situazione è diventata insostenibile. I trasportisti denunciano un'escalation di furti, rapimenti e violenze sulle strade, chiedendo con forza la presenza permanente della Guardia Nacional. Non solo sicurezza: sono urgenti aiuti economici, crediti agevolati, garanzie di protezione sociale e pensioni adeguate. Un peso insopportabile, aggravato dalle estorsioni che affliggono il settore.
Ma il dramma non coinvolge solo i trasporti. Gli agricoltori, abbandonati a se stessi, lamentano ritardi nei pagamenti, l'assenza di prezzi garantiti, difficoltà nella commercializzazione dei prodotti e una cronica mancanza di supporto, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa del settore primario. “La nostra lotta è per la sopravvivenza”, ha dichiarato il FNRCM, sottolineando come il blocco sia l'ultima risorsa di fronte all'indifferenza governativa.
Le arterie più a rischio includono la Mèxico-Querétaro, la Mèxico-Pachuca, la Mèxico-Cuernavaca e la Mèxico-Puebla, ma anche le vie di comunicazione in Jalisco, Michoacán, Sonora, Sinaloa e Zacatecas, senza dimenticare i cruciali confini con gli Stati Uniti.

La segob: “nessun motivo per la mobilitazione” – una risposta fuori tempo massimo
La risposta del governo, attraverso la Secretaría de Gobernación (Segob), suona fin troppo distaccata: un comunicato che nega “alcun motivo per la mobilitazione”, invocando meccanismi di attenzione permanenti e accordi in corso. Un’affermazione che, a quanto pare, non basta a placare l'immediata rabbia di trasportisti e agricoltori, che si sentono traditi e abbandonati. La Segob, evidentemente, non ha compreso la gravità della situazione: se il settore agricolo e quello dei trasporti crollano, il Messico intero rischia di precipitare in una crisi senza precedenti.
La cifra che parla da sola: circa il 70% delle merci che entrano ed escono dal Messico lo fanno su strada. Se quelle strade si bloccano, l'economia del paese soffre. Il governo, forse, lo capirà solo quando sarà troppo tardi.