Milan, la procura scopre l'intreccio: 9 indagati sul san siro

197 milioni di euro e un alone di sospetto che avvolge il tempio del calcio italiano. La Procura di Milano ha notificato a nove tra ex assessori, dirigenti comunali e consulenti dei club l’avviso di conclusione delle indagini: corruzione, turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio nel passaggio di proprietà del San Siro da Palazzo Marino a Inter e Milan.

Lo scenario è quello di una trattativa durata anni, architettata per trasformare lo stadio Giuseppe Meazza in un polo immobiliare da 1,2 miliardi di nuova finanza, con Goldman Sachs e J.P. Morgan a scaldare i motori. Ma dietro la celebrazione del closing del 5 novembre 2025, le carte raccontano un’altra storia: documenti interni filtrati già nel 2021 e ancora nel 2023, appalti pilotati, consulenti che doppiavano i funzionari pubblici.

Il cerchio degli indagati: nomi e ruoli

Al centro del fascicolo c’è Giancarlo Tancredi, ex assessore all’Urbanistica, accusato di aver “spianato” la strada alla vendita scavalcando i passaggi di gara. Con lui Ada De Cesaris, ex vicesindaca, e Christian Malangone, dg del Comune, entrambi sospettati di aver fornito pareri tecnici riservati prima che fossero discussi in giunta. Dall’altra parte del tavolo, i legali e i project manager di Inter e Milan, coordinati nella Stadio San Siro S.p.A., la società veicolo creata per chiudere l’operazione.

La Guardia di Finanza ha sequestrato pc, smartphone e server negli uffici comunali di via Larga, negli headquarter delle due squadre e nelle case dei nove indagati. L’obiettivo: ricostruire la catena di mail, chat e documenti Pdf che dimostrerebbero l’esistenza di un pacchetto di favori cucito addosso a Inter e Milan.

Il prezzo del meazza e le clausole nascoste

Il prezzo del meazza e le clausole nascoste

La cifra pubblica è 197 milioni, ma l’accordo ne prevede altri 1,2 miliardi di investimento privato per abbattere la vecchia Scala del Calcio e costruire un impianto nuovo, con annesso distretto commerciale e residenziale. Un’operazione da manuale del real estate sportivo, che trasforma il diritto di superficie in leverage finanziario per i club. I pm ipotizzano però che l’importo sia stato gonfiato per coprire corrispettivi occulti a consulenti e funzionari: il valore di perizia era stato inizialmente stimato in 120 milioni, poi lievitato di oltre il 60% in due anni.

Le clausole di salvaguardia inserite nel rogito – penali per il Comune in caso di ritardi burocratici e option di aumento capitale riservate ai club – sono al centro di una perizia contabile affidata dalla Procura. Se venissero conferiti gli illeciti, il contratto potrebbe essere annullato per danno erariale e i club rischiare l’interdizione da appalti pubblici.

Cos cambia per tifosi e città

Per i milanisti e i interisti l’incertezza si somma alla già ventilata ipotesi stadio di proprietà: se l’accordo dovesse saltare, i progetti di demolizione del Meazza – previsti per il 2027 – finirebbero congelati. Il rischio è una paralisi infrastrutturale che colpirebbe anche l’EXPO 2026, evento chiave per il rilancio turistico di Milano. Intanto il Comune, guidato da un’amministrazione commissariata in attesa di elezioni, dovrà difendere in tribunale una vendita che aveva celebrato come “la privatizzazione virtuosa”.

La Procura ha 90 giorni per decidere il rinvio a giudizio. I club, tramite i loro legali, si dichiarano estranei ai fatti e pronti a dimostrare la correttezza dell’intera procedura. Ma l’inchiesta ha già scalfito l’immagine di un’operazione presentata come modello di sussidiarietà pubblico-privata. Il valore immobiliare del San Siro – simbolo e business card della città – resta ora ostaggio di una battaglia legale che può durare anni.

Milano, 31 marzo 2026. Il pallone è entrato in tribunale. E stavolta non basterà un gol per decidere chi se lo porterà a casa.