Miniera di cerredo: un anno dopo, cinque morti e ancora nessuna risposta
Un anno fa, il 31 marzo 2025, nelle viscere della miniera di Cerredo, al confine tra Asturie e León, una esplosione di grisù uccise cinque operai e ne ferì altri quattro. Dodici mesi dopo, la verità ufficiale non è ancora arrivata. Quel che sappiamo, però, è già abbastanza pesante da portare.
Carbone estratto senza autorizzazione, sicurezza inesistente
Il Servizio Minerario del Principato delle Asturie ha concluso che l'attività era «clandestina». Nessuna autorizzazione per estrarre carbone. Nessun sistema adeguato di ventilazione. Misure di sicurezza ignorate. Non è una ricostruzione giornalistica: è quanto emerge dagli atti ufficiali e dalle testimonianze dei sopravvissuti stessi. La società titolare dei diritti minerari, Blue Solving, avrebbe condotto operazioni in condizioni che, nelle parole dell'allora assessora alla Transizione Ecologica delle Asturie, Belarmina Díaz, non si sarebbero date «nemmeno nel peggiore dei tuguri». Díaz si dimise undici giorni dopo la tragedia.

Il tribunale indaga, il parlamento ascolta, i rapporti non arrivano
Il Tribunale di Cangas del Narcea ha prorogato l'istruttoria per cinque omicidi colposi e quattro lesioni personali. Mancano ancora alcuni rapporti tecnici e deposizioni. Il segreto istruttorio è stato revocato, ma la parola finale è lontana. Nel frattempo, la commissione parlamentare asturiana — con oltre 70 testimoni ascoltati — ha tempo fino alla fine di aprile per presentare le proprie conclusioni. PP, Vox e Foro già anticipano il verdetto politico: gravi carenze di sicurezza non rilevate dall'amministrazione, possibile negligenza, forse persino frode nella concessione dei permessi.
Al centro della polemica ci sono i cosiddetti progetti di ricerca complementare (PIC), strumenti con cui la Direzione Mineraria autorizzava l'estrazione di carbone non destinato a uso termico. L'accusa, non ancora provata ma insistente, è che quei permessi siano stati usati come copertura per continuare a scavare ben oltre i limiti consentiti. Una miniera che aveva ricevuto fondi europei per la sua chiusura nel 2018 e che nel 2022 aveva ripreso a funzionare.
Un rapporto interno che nessuno ha ancora visto
L'Ispettorato Generale dei Servizi della Regione Asturie sta elaborando un documento interno sulle attività del Servizio Minerario: si vuole capire se ci siano stati errori e come evitarli in futuro. Il rapporto non è ancora stato reso pubblico. Un anno dopo l'esplosione, l'istituzione che avrebbe dovuto vigilare su quella miniera sta ancora valutando se ha fatto il suo lavoro.
Cinque famiglie aspettano. Le indagini continuano. E quella miniera, che avrebbe dovuto restare chiusa, ha già detto tutto quello che aveva da dire.