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Aja monet: la poesia è arma di guerra contro il razzismo algoritmico

«La polizia non ci ha fermato urlando “siete cubani”. Ha visto solo negri.» Aja Monet scandisce la frase in un caffè di Londra, treccine blu elettrico strette in uno chignon che sembra un cesto d’argento. È notte fonda, ha appena consegnato il master del disco The Color of Rain e già pensa al palco del Carnegie Hall dove presenterà il lavoro il 22 maggio. Il singolo Hollyweird dipinge Los Angeles post-incendi come un set apocalittico di ipocriti in tournée: «Hollywood brucia e loro continuano a fingersi divini».

Surrealismo nero come antidoto al fascismo

Monet odia le etichette, ma se proprio deve scegliere si definisce «poeta blues surrealista». Non è un vezzo accademico. Legge i manifesti di Breton e li traduce in slang del Bronx: «Il surrealismo è stata la risposta degli artisti alla corsa del fascismo. I neri americani lo praticano da sempre: dobbiamo rendere visibile l’assurdo quotidiano del razzismo». Il nuovo album è un crescendo di jazz sperimentale che si piega a rime psichedeliche. «Quando il beat sembra impazzire, è il momento in cui il corpo nero trova la sua vera forma».

Il riferimento non è casuale. Il disco esce a pochi mesi dalla nomination ai NAACP Image Awards per Florida Water, seconda raccolta di poesie che tratta di acqua salata, diaspora e gentrificazione. «Mi hanno chiesto perché non parlo solo di amore. Rispondo che l’amore è la forma più alta di resistenza quando ti fucilano per strada».

L’algoritmo che cancella la storia

L’algoritmo che cancella la storia

Non le basta scrivere. Monet è creative director di V-Day, l’organizzazione fondata da Eve Ensler per fermare la violenza sulle donne. Sta portando un audioplay nelle prigioni femminili degli Stati Uniti, successore de I monologhi della vagina. «Il sistema carcerario trasforma il corpo nero in merce. La cultura ufficiale lo racconta solo se fa trending. Gli algoritmi premiano chi si auto-sfrutta: twerking, denigrazione, cash. Il resto viene cancellato».

Parla come chi ha visto troppi funerali. Lo zio è morto in cella quando aveva 14 anni. «Il vero scandalo non è il dealer di turno, è la banca che lava miliardi e poi sponsorizza il museo di arte contemporanea. Lì il surrealismo è servito sul piatto d’argento».

Il prezzo del verso

Il prezzo del verso

Di giorno firma contratti per distribuire poesia nelle carceri, di notte cerca casa a Brooklyn dove il fitto è salito del 40%. «Spesso dormo sul volo Los Angeles-New York. Il manager Daphne – che ha conosciuto a Parigi quando entrambe piangevano le madri morte per colpa di un farmaco troppo caro – mi ricorda che il successo non paga l’affitto. Ma ci paga la benzina dello spirito».

Il 30 marzo sale sul palco del Barbican per il London Jazz Festival. Biglietti esauriti in 48 ore. «Quando dico “african people are surreal” non sto facendo teoria. Sto descrivendo il modo in cui mia nonna cucinava il riso con il caffè per farlo bastare. È quella ricetta che voglio trasformare in rivoluzione».

Alla fine resta un dato: zero case discografiche maggiori hanno puntato sul disco. Monet l’ha autoprodotto con Drink Sum Wtr, etichetta indipendente. «Il mercato vuole il nero che balla, non quello che pensa. Bene, allora ballerò sul loro tetto finché non crollerà».