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Il basso perduto di mccartney torna a casa dopo 50 anni: la storia che il film non racconta

Il basso Höfner del '61, quello con cui McCartney suonò Love Me Do, era sparito nel nulla dal 1974. Ora è tornato, ma il documentario lo celebra senza guardare in faccia la verità: il furto è nato in un garage di Ladbroke Grove, tra squat e disperati, e il colpevole non è un mito rock bensì un uomo normale che rubava per sopravvivere.

Paul McCartney ha sempre avuto due versioni di quello strumento a forma di violino. Quando gli hanno rubato la prima, nel van di un roadie dei Wings, disse: «Tanto ho l’altra». E non fece nemmeno denuncia. Così la chitarra è rimasta perduta per mezzo secolo, finché Nick Wass, dipendente Höfner, non ha lanciato un appello online e Steve Glenister, autista di ambulanze, ha rivelato dove finiva la sera il padre del suo amico di infanzia: al pub di Hastings, appesa al muro come trofeo.

Il mito e il sudiciume

Il documentario «McCartney: The Hunt for the Lost Bass» dipinge il recupero come un’impresa da detective, con tanto di colonna sonora euforica. Dimentica però il sapore amaro del finale: il ladro non era un ribelle glam, bensì un ex muratore senza lavoro che s’è portato a casa un oggetto che non poteva rivendere. Per anni l’ha nascosto in un armadio, poi l’ha regalato al padrone del bar per saldare un debito. I figli di quell’uomo oggi tacciono: per loro quella chitarra è un macigno di vergogna familiare.

Il quartiere di Ladbroke Grove, all’epoca, era un crogiolo di anarchici, spacciatori e band come gli Hawkwind. Il sospetto è caduto sul loro roadie Michael “DikMik” Davies, morto nel 2017, ma la pista si è rivelata una bufala. La realtà è meno rock: niente miti, solo povertà.

McCartney, intervistato, prova a sdrammatizzare: «A Liverpool noi rubavamo biciclette, capisco chi ha preso il basso». È una frase che suona bene in un titolo di giornale, ma non cancella il fatto che lo strumento è passato di mano per cinquant’anni senza che nessuno chiedesse scusa al proprietario.

Il valore di un’icona

Il valore di un’icona

Il basso del '61 vale oggi circa 12 milioni di sterline. Ma il suo valore reale sta nell’immagine: le corde di quel violino-basso hanno accompagnato la nascita dei Beatles, il concerto sul tetto, l’ultimo disco prima della separazione. Rimetterlo nelle mani di McCartney a 81 anni è un po’ come restituire a un vecchio poeta la penna con cui ha scritto la sua prima poesia: un gesto commovente, ma inutile. Il tempo non si riavvolge.

Il film arriva nelle sale il 2 aprile e su BBC Two l’11 aprile. Farà felici i fan, racconterà la storia di un tesoro ritrovato. Però lascerà lì, appeso al muro del pub di Hastings, lo specchio di un’epoca in cui rubare un oggetto era l’unico modo per sentirsi ancora proprietari di qualcosa. E nessuna colonna sonora può cancellare quella nota stonata.