Morcheeba racconta: come 'the sea' nacque tra vodka, atari e paura degli squali

Alle 3 di un mattina del 1996 Ross Godfrey trascinò mezza sala dal pub londinese appena chiuso, spinse nel bunker di East London un registratore a due pollici e infilò il jack della wah-wah dentro un mixing desk che puzzava di birra. In quattro minuti improvvisò il riff che avrebbe trasformato Morcheeba da culto trip-hop a banda da festival senza mai passare dai classici della hit-parade.

La casa discografica ci pensò su due volte: white-label soltanto per i dj, niente singolo vero. Morcheeba ringraziò, incassò il disco di platino doppio per Big Calm e un contratto per il tema di Shipwrecked, il reality di Channel 4 che per una stagione portò il loro suono nelle case di mezza Gran Bretagna.

Un disco senza hit che restò in classifica un anno intero

Paul Godfrey, fratello maggiore e mente ritmica, aveva raccolto loop da un campionatore Akai e li riversava in un Atari 1040 collegato a nastri da due pollici: «Sembrava un puzzle meccanico, ogni taglio col bisturi per non perdere un millisecondo di groove». L’album finì per vendere oltre 600.000 copie nel Regno Unito senza mai entrare nel top-10 dei singoli. Un caso di studio per le etichette indipendenti: bastano le vendite long-tail se il suono è abbastanza cinematografico.

Skye Edwards, reclutata dopo un party a Greenwich dove cercava di vendere la batteria per pagare l’affitto, ricorda la prima esibizione: «Mi rubarono la macchina con i soldi del sussidio dentro, ma sul palco capii che non avrei più avuto bisogno di quei 56 sterline a settimana». La sua voce divenne il timbro caldo contro il downtempo freddo della Bristol scene, distinguendo Morcheeba da Massive Attack e Portishead.

La paura dell’acqua, coltivata davanti a Jaws in VHS, si trasformò in driver creativo: «Volevamo scrivere una canzone che profumasse di salsedine, anche se non sopportavamo il mare», racconta Ross. Ventitré anni dopo, Skye ha rimosso il blocco con un corso di apnea a Koh Tao e adesso canta The Sea guardando il pubblico negli occhi: «Chiudeteli e sentite la marea, non importa se non sappiate nuotare».

I master dimenticati e il ritorno in vinile per il record store day

I master dimenticati e il ritorno in vinile per il record store day

Il 18 aprile esce Remix the Chaos Vol. 1, cofanetto che rimescola i nastri originali con producer come Adrian Younge e Prince Paul. L’idea nasce dal ritrovamento di una cassetta DAT nella soffitta di Hythe, dove i fratelli Godfrey passavano le estati a costruire castelli di sabbia e a registrare il fruscio delle onde con una cassetta Grundig. Lì dentro c’era un take alternativo di The Sea con il basso più profondo e la voce di Skye registrata al mattino, ancora roca dal party della sera prima.

Il vinile, stampato in 3.000 copie color acquamarina, è già esaurito in pre-order sugli shop indipendenti. Un segnale che il mercato della nostalgia non è solo boomer: il 42% degli acquirenti ha meno di 34 anni, cresciuto su playlist chill-hop e loop TikTok che campionano Morcheeba senza saperlo. «È come se il brano fosse tornato a galla dopo aver girato per anni sott’acqua», sorride Paul. Nessun tour previsto per ora, ma nei festival estivi The Sea chiude ancora i set, e il pubblico alza le mani formando onde umane che nemmeno Spielberg avrebbe potuto dirigere.