Oltra torna in pista: compromís la proclama «pura» e pronta a sfidare la destra a valència
Tre anni di indagine, due magistrati senza indizi e un’accusa che non ha mai trovato un corridoio: Mónica Oltra è tornata. A València, dove l’ex vicepresidenta ha annunciato sabato la corsa alla municipale, il sindaco di Compromís, Joan Baldoví, ha consegnato la linea ufficiale del partito: «È assolutamente innocente, la leader più pulita che abbiamo, e quando la sua candidatura sarà definitiva, saremo tutti con lei».
Il lawfare che non ha mai attecchito
La storia è nota: un giudice, su ordine dell’Audiencia Provincial, ha aperto il processo per presunto occultamento degli abusi sessuali commessi dall’ex marito su una minore. La storia che nessuno racconta è che il giudice di rinvio non ha trovato prove, la Procura non ha formulato accuse e due sentenze hanno già scritto «assenza di indizi» con la stessa enfasi con cui si chiude un capitolo. «È un lawfare da manuale, una caccia ideologica orchestrata dall’estrema destra per tenerla fuori dai palazzi», dice Baldoví, scortato dal sole di primavera davanti alle Corts valenciane.
Il calendario è implacabile: tra tre settimane l’udienza preliminare, a ottobre le elezioni. Oltra ha scelto il momento in cui il pendolo della narrazione le ha restituito la parola. Il partito, che ha perso il 4% alle regionali del 2023, ha bisogno di un volto capace di riaccendere la sinistra urbana e di contrastare l’avanzata del Partido Popular, oggi favorito nei sondaggi con il 34%. «Mónica era un valore da recuperare», ammette Baldoví, «e le reazioni isteriche della destra ci conferiscono di aver fatto l’operazione giusta».

Il conto dei danni (e il rimborso politico)
Il dossier interno che circola tra i dirigenti di Compromís stima il costo dell’assenza di Oltra: 18.000 voti persi nella circondaria di Valencia, 7,2 milioni di euro di finanziamento pubblico in meno, una decina di consiglieri comunali evaporati. La rientranza della leader potrebbe riportare indietro almeno il 60% di quel bacino, soprattutto tra le donni under 45 e il voto progressista cattolico, tradizionalmente sensibile alle questioni di genere. «La cifra parla da sola: senza di lei siamo scesi al 12%, con lei possiamo tornare al 20 e contendere la partita al ballottaggio», confida un consigliere che ha lavorato nei dossier di governo.
Il rischio reputazionale resta. Il tribunale potrebbe ancora imporre una pena, per quanto lieve, e il PP già annuncia campagna sul «modello Oltra» per legare la sinistra a presunti scandali. Ma nella Valencia che ha visto il caso bruciare per tre anni su tutti i telegiornali, l’effetto sorpresa è esaurito. «La gente sa che dietro al processo c’è la strategia di chi vuole la sedia senza voti», chiude Baldoví. E per la prima volta, dopo mesi di silenzio, l’ex vicepresidenta può tornare a parlare da palcoscenico senza dover chiedere scusa.
La partita è appena cominciata: il 28 ottobre si saprà se la “candidata impura” per la destra è diventata sindaca di una delle città simbolo del Mediterraneo. Intanto, a València, i manifesti con il suo volto sono già tornati a colorare i muri del Carmen.
