Omc di yaoundé: fallisce tutto, anche la moratoria digitale

Si sono svegliati con il mal di testa. Non per il fuso orario, ma per quello che non è successo a Yaoundé. La 14ª Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio si è chiusa nella notte tra domenica e lunedì senza un accordo su quasi nulla di ciò che contava davvero: né un piano per riformare l'organismo, né la proroga della moratoria sui dazi digitali. Centosessantasei paesi in sala, e il risultato è un verbale vuoto.

La moratoria digitale scade domani e nessuno l'ha salvata

Il nodo più urgente era proprio quello dei dazi sulle trasmissioni digitali — libri elettronici, musica in streaming, videogiochi, film, pubblicità online. Una moratoria che impediva di tassarli e che scade il 31 marzo. Gli Stati Uniti spingevano per renderla permanente. I paesi in via di sviluppo hanno detto no, sostenendo che un'estensione a tempo indeterminato avrebbe eroso le loro future entrate fiscali. Risultato: nessun accordo, e da domani si entra in un territorio che nessuno sa bene come navigare.

Bernd Lange, presidente della Commissione Commercio del Parlamento Europeo e socialdemocratico tedesco che ha seguito i lavori in prima persona, non ha usato mezzi termini: «Senza un accordo per prorogare la moratoria sui dazi digitali, potremmo presto entrare in un periodo di grande incertezza per imprese e consumatori. L'imprevedibilità è il peggior nemico della crescita e della prosperità».

La riforma dell

La riforma dell'omc resta un cantiere abbandonato

L'altro grande capitolo irrisolto riguarda la governance stessa dell'organizzazione. Da anni si discute di riformare il meccanismo del consenso — l'unico modo previsto per prendere decisioni — che di fatto consente a qualsiasi membro di bloccare qualsiasi cosa. A Yaoundé non si è trovata nemmeno una bozza di tabella di marcia. Non un documento di indirizzo. Niente.

Lange ha provato a leggere un filo di speranza nell'impasse: ha auspicato che questo fallimento possa funzionare da «campanello d'allarme» e che l'immagine di debolezza proiettata dall'OMC spinga i suoi membri a rimetterla in carreggiata. «Molti membri vogliono ancora che gli accordi vengano negoziati nell'OMC», ha aggiunto. È un argomento che regge, ma suona un po' come consolarsi con le buone intenzioni.

Cosa resta dopo yaoundé

Il Parlamento Europeo, presente insieme alla Commissione Europea come osservatore istituzionale, ha espresso formalmente il proprio rammarico. Ma il rammarico non produce norme commerciali. Quello che resta è un sistema multilaterale che fatica a dimostrare di essere ancora capace di produrre risultati concreti, mentre le tensioni geopolitiche e le pressioni protezionistiche continuano ad accumularsi fuori dalla sala riunioni.

Lange ha detto che sapevano che un avanzamento decisivo poteva non materializzarsi. Sapevano. Ed è forse proprio questo il problema più profondo: si arriva a una conferenza ministeriale già rassegnati all'irrilevanza. Il commercio mondiale non aspetta i verbali.