Orange e vodafone vincono: 107,5 milioni restituiti da palazzo fiscale

Una sentenza che ridimensiona il ruolo dell'Agenzia delle Entrate e restituisce respiro alle casse di due colossi delle telecomunicazioni. La Corte di Giustizia Amministrativa ha dato ragione a Orange e Vodafone in merito alle contestazioni relative all'Imposta sulle Attività Economiche (IAE), ordinando il rimborso di un congiunto 107,5 milioni di euro. La notizia, anticipata da 'El País' ed 'Espansión', riaccende il dibattito sulla tassazione del settore e sul rispetto delle normative europee.

Il nodo del tributo locale e la normativa ue

Il nodo del tributo locale e la normativa ue

Le sentenze, datate rispettivamente il 10 marzo e il 18 febbraio, mettono in discussione l'applicazione di un'imposta che, a detta dei giudici, si pone in contrasto con la normativa comunitaria. L'IAE contestata gravava sugli operatori telefonici in base al numero di clienti nelle diverse località, una logica definita dalle stesse sentenze come “chiaramente compensatoria” e finalizzata a “procurare una maggiore e migliore raccolta” per le casse dei comuni. Un approccio, secondo la Corte, estraneo agli obiettivi di ottimizzazione del settore e alla libera concorrenza sancita dalle direttive europee. La cifra parla chiara: un meccanismo che, in realtà, destinava le risorse a coprire le necessità delle amministrazioni locali, ignorando la sua funzione primaria di garantire il corretto funzionamento del mercato interno delle telecomunicazioni.

Per Orange, il rimborso si riferisce agli esercizi 2018, 2019 e 2020, per un totale di 62,3 milioni di euro, mentre per Vodafone España, controllata dal fondo Zegona, si parla di 45,2 milioni. A questi importi si aggiungono gli interessi di mora, che ne aumentano ulteriormente l'ammontare.

Ma la questione non si esaurisce con questa sentenza. Il Tribunale Supremo aveva già restituito a Vodafone, nel novembre 2023, oltre 27 milioni di euro relativi all'IAE del 2014, a cui si aggiungono i 80 milioni già annullati per gli anni 2012 e 2013. Un'emorragia finanziaria per lo Stato, che solleva interrogativi sulla corretta applicazione delle normative fiscali e sulla necessità di un ripensamento del sistema tributario per il settore delle telecomunicazioni. La vicenda evidenzia, inoltre, la crescente sensibilità delle istituzioni europee verso le pratiche fiscali nazionali che possono ostacolare la libera circolazione di beni e servizi all'interno dell'Unione.

Resta da vedere se questa vittoria legale aprirà la strada ad altri ricorsi da parte di operatori del settore e se il governo italiano prenderà provvedimenti per evitare ulteriori contenziosi e garantire un quadro fiscale più chiaro e conforme alle normative europee. La partita è tutt'altro che chiusa.

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