Pacifico costaricense: scoperti tre tonnellate di cocaina e un traffico che non accenna a fermarsi
Costa Rica è una rotta obbligata. Lo sa il traffico, lo sa la Guardia costiera, lo sa la DEA. E lo dimostrano le 3.220 confezioni di cocaina, pari a tre tonnellate esatte, sequestrate domenica scorsa davanti a Playa Hatillo, nel Pacifico centrale. Un blitz lampo, ma anche un campanello d’allarme che suona da anni.
Due golette, un inseguimento, spari nella notte. La prima imbarcazione è stata afferrata subito: un uomo in custodia, il carico sotto chiave. La seconda è stata abbandonata dagli scafisti sul banco di sabbia, vicino alla riva. Lì, poco lontano, è comparso un camion pronto a inghiottire la droga e a farla sparire nell’entroterra. Non c’è riuscito: cinque arresti, tra cui un colombiano residente a San José. Sei in tutto i fermati, per adesso.
La rete che non si spezza
Operazione congiunta: Servizio nazionale costaricano, Joint Interagency Task Force South e, dietro le quinte, la DEA. Un trittico che ha mappato ogni scorciatoia del Golfo di Nicoya, ogni anfratto dove le barre di cocaina possono cambiare mani. Il risultato? Un altro carico ferma prima di toccare il mercato statunitense, ma la catena resta intatta.
Playa Hatillo è un nome che non compare sulle guide. Sabbia scura, palme basse, fondali ideali per far passare un tender senza fare rumore. I pescherecci locali ci vanno all’alba, i narcotrafficanti ci tornano al tramonto. È un pendolo che oscilla da quando la pressione anti-droga ha spostato i corridoi dal Caribe al Pacifico.
Il dato è testardo: oltre 500 tonnellate di cocaina hanno attraversato il Centroamerica nel 2023, secondo l’Osservatorio interamericano sulla droga. Costa Rica ne ha intercettate appena 28. Il 5%. Un successo? Una goccia. Ogni volta che un carico affonda, il prezzo a Miami o Barcellona sale di qualche punto percentuale, e nuove imbarcazioni sono già in costruzione nei cantiere clandestini di Tumaco o Buenaventura.

Il prezzo del silenzio
Nessuno parla di cartelli, qui. Si parla di “reti transnazionali”, di “logistica flessibile”. Eppure i colombiani continuano a pagare le partite, i costaricani le spedizioni, i messicani il passaggio finale. Un triangolo dove il territorio centramericano è il perimetro che tutti vogliono controllare e n riesce a tenere del tutto.
Il bilancio è spietato: sei arresti, tre tonnellate, zero boss. Il camion sequestrato era intestato a una ditta di trasporti di Alajuela, regolarmente iscritta al registro delle imprese. Il suo conducente aveva patente pulita e assicurazione pagata. Una normalità che fa più paura di un commando armato.
La notte di Playa Hatillo finirà nei dossier, nelle statistiche trimestrali, nei comunicati stampa. Poi il sole sorge di nuovo, la marea sale, e un’altra goletta punta dritta verso la costa. Costa Rica resta un’isola di pace turistica, ma il suo Oceano è un'autostrada. E il pedaggio, per adesso, resta invariato: tre tonnellate alla volta.