Panamá, un jarabe letal: leve compensazione, promesse di giustizia internazionale

Un’inchiesta agghiacciante svela una tragedia che ha segnato la storia della Panama: l’avvelenamento collettivo causato da un farmaco per la tosse distribuito dal sistema sanitario. Oltre ottocento morti e migliaia di feriti cronici, ora si battono per una giustizia che sembra lontana.

Compensazioni inadeguate e la sfida internazionale

Compensazioni inadeguate e la sfida internazionale

Le prime risarcimenti, fissati a 25.000 dollari, sono considerati insufficienti e non tengono conto della reale portata della sofferenza delle vittime. Gabriel Pascual, presidente del Comitée di familiari per un diritto alla salute e alla vita, denuncia con amarezza questa misera cifra, definendola una “vittoria per i colpevoli”.

La vicenda, che ha visto coinvolti oltre 220.000 confezioni di farmaco e 110.000 prescrizioni, ha portato alla luce una rete di corruzione e negligenza che si estendeva a livello nazionale e internazionale, come documentato dalle Nazioni Unite e dall’OMS.

Pascual, profondamente segnato dalla perdita della nonna e del padre, sottolinea che le autorità hanno sistematicamente ignorato le loro richieste di risarcimento e la gravità delle conseguenze a lungo termine. I casi giudiziari, attualmente in corso, contano ben 472 denunce, con richieste complessive pari a 302.520.944,60 dollari, che comprendono non solo i danni materiali, ma anche il danno morale, psicologico e discriminatorio subito dalle vittime.

Un precedente sentenze della Sala Tercera Contencioso Administrativa della Corte Suprema di Giustizia, del 2017, aveva già riconosciuto la responsabilità della Caja del Seguro Social e ordinato il pagamento di 188.897 dollari a due vittime. Tuttavia, le compensazioni attuali rappresentano un’irrisoria goccia nell’oceano di sofferenza.

Il Comitée non si arrende e minaccia di ricorrere alle corti internazionali, in particolare alla Corte Interamericana dei Diritti Umani, per ottenere una vera e propria giustizia e un risarcimento adeguato. La battaglia, secondo Pascual, è solo all’inizio. Non ci saranno compromessi. La sua voce, carica di dolore e determinazione, risuona come un monito per le istituzioni e un grido di speranza per le migliaia di panamesi che continuano a vivere con le cicatrici di un’ingiustizia inaudita.