Perù blinda la benzina: cancellati in 6 mesi i gestori senza controlli
Si chiude il cerchio. Da oggi un distributore peruviano che non aggiorna la polizza assicurativa, che dimentica di generare un ordine di carico per novanta giorni o che ostacola un ispettore può sparire dal registro ufficiale in meno di un semestre. Osinergmin ha appena accelerato la ghigliottina: dopo sei mesi di sospensione la cancellazione è automatica, senza appello.

Il nuovo regolamento entra in vigore il 26 marzo 2026
Il testo, pubblicato al alba sulla Gazzetta ufficiale, ridisegna il Registro degli idrocarburi e introduce una «fiscalizzazione pre-operativa» che i vecchi gestori non hanno mai temuto. Per la prima volta la tracciabilità copre l’intera catena: dal camion cisterna GPS al terminal di GLP, fino al singolo pistone dello stadio di servizio.
Le cause di sospensione sono raddoppiate. Basta essere trovati «inattivi» in due ispezioni consecutive; basta che il sistema SCOP non registri ordini per tre mesi; basta un local senza certificato di conformità. L’elenco sembra un bollettino di guerra: assenza di requisiti tecnici, rifornimento a soggetti non autorizzati, interferenza con la revisione. Ogni voce è un chiodo nella bara di chi ha giocato al risparmio sulla pelle della sicurezza.
La novità più dura è la cancellazione d’ufficio. Nessuna proroga, nessuna «speranza tecnica»: scaduti 180 giorni dall’emissione del provvedimento, il nome dell’agente scompare dal database nazionale. Per rientrare servirà un nuovo rapporto di verifica favorevole, un’ispezione pre-operativa superata e l’intera documentazione aggiornata. Tradotto: chi cade dovrà ricominciare da zero, come se fosse un operatore estero che sbarca oggi a Callao.
Perfino i documenti hanno scadenza. I certificati tecnici utili per iscrivere o modificare un impianto valgono solo tre anni. Dopo, si butta tutto e si ricomincia. È la fine del «fai-da-te» che per decenni ha permesso di mantenere aperte stazioni fantasma con impianti anteguerra.
Il ministero dell’Energia stima che il 12 % dei 6.400 distributori attivi non supererebbe una verifica immediata. Se la metà di questi dovesse finire sotto processo, il mercato perderà in un colpo circa 400 punti vendita. Un terremoto per le piccole reti, una manna per le compagnie che hanno già investito in filtri antievasione e sensori GPS.
Osinergmin non ha chiesto il parere del settore: ha solo comunicato. La consultazione pubblica è durata dieci giorni, un tempo record. «Serve certezza giuridica», ha spiegato la presidente Karina Pacheco, «e serve togliere il terreno a chi specula sul prezzo del gallone». La frase è un avvertimento: il prossimo giro di vite potrebbe toccare gli importatori di gas naturale liquefatto, già sotto la lente per 42 milioni di soles di fatture sospette.
Il messaggio è chiaro: il Perù ha smesso di tollerare i parassiti della benzina. Chi non ha carte in regola ha sei mesi per mettersi in pari, o per cercarsi un altro mestiere.