Pezeshkian a trump: 'il tuo popolo è in piazza contro israele, ascoltalo'
Masud Pezeshkian ha infilato l’ago nel punto dolente della settimana americana: decine di migliaia di cittadini Usa che urlano «No Kings» sono, secondo il presidente iraniano, la fotografia di una nazione stufa di «re israeliani» che manovrano la democrazia da Washington. Il messaggio, lanciato sabato sera sui social, è un j’accuse diretto a Donald Trump: «Gli esperti di intelligenza artificiale dovrebbero spiegarti perché la tua gente scende in strada».

Il corteo che teheran legge come un segnale geopolitico
La manifestazione è partita da un collettivo nato su X e TikTok, ma Pezeshkian la interpreta come un referendum contro la linea «America first» trasformato in «israele first». A New York hanno marciato 25 000 persone, a Washington 18 000, a San Francisco altri 12 000. Bande che recitano: «Stop al finanziamento dei bombardamenti» e «Il mio stipendio non è un drone».
La lettura di Teheran è chiara: il fronte interno a Trump si spacca sull’appoggio a Tel Aviv, e l’Iran vuole accelerare la frattura. «Non sono solo i soliti manifestanti di sinistra», dice una fonte del ministero degli Esteri iraniano, «guardate i volti: lavoratori della logistica, infermieri, tecnici della Boeing. La guerra al costo della vita quotidiana sta creando un ceto medio arrabbiato».
Lo strappo arriva a ore di distanza dal veto Usa all’Onu sulla tregua a Gaza. Il timing non è casuale. Pezeshkian sa che ogni tweet che ricollega israele a un «regno» dentro la Casa Bianca rimbalza nei gruppi Telegram dei veterans americani e nei sindacati della Sanità, dove l’hashtag #NoKings è diventato un badge di orgoglio.
Trump, per ora, tace. Ma il danno è fatto: per la prima volta un leader iraniano non parla di «Grande Satana» ma si rivolge direttamente al popolo statunitense, sdoganando la narrativa del «noi contro i re, non contro voi». È propaganda, certo. Ma la piazza americana, questa volta, c’era davvero.
