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Dopo sette mesi d'inseguimento, la polizia uccide dezi freeman: si chiude la caccia all'uomo che uccise due agenti

Sette mesi di telefonate anonime, foreste setacciate da elicotteri con termoscanner, ricompense da un milione di dollari e un'intera nazione con il fiato sospeso. Alle 8:30 di lunedì mattina, in una radura sperduta a Walwa, lo scontro a fuoco è durato pochi secondi: Dezi Freeman è uscito da un container arrugginito avvolto in una coperta e armato. Un colpo di pistola della polizia lo ha centrato al torace. È morto sul posto, senza parole d'addio.

L'ora della resa dei conti

L'operazione Summit, la più costosa della storia del Victoria, ha mobilitato 1.200 agenti, otto Stati australiani e persino unità speciali neozelandesi. Il commissario Mike Bush parla di "investimento senza precedenti", ma evita di sbilanciarsi sul prezzo. Quel che conta è il risultato: "Il soggetto ha rifiutato di arrendersi. Il nostro tiro è stato dettato da legittima difesa."

La fuga di Freeman iniziò il 26 agosto 2025, quando due detective – Neal Thompson e Vadim De Waart-Hottart – bussarono a una fattoria di Porepunkah per un'ordinanza di perquisizione. Lui li attendeva con un fucile semiautomatico. Thompson morì sul portico; De Waart-Hottart spirò in ospedale due ore dopo. Il terzo agente sopravvisse, ma perderà l'uso dell'arto sinistro.

Il nascondiglio nel bush e il muro di omertà

Il nascondiglio nel bush e il muro di omertà

Fatti pochi chilometri di fango e bosco, Freeman sparì. Nessuna traccia su telefoni, carte di credito, nemmeno passaggi pedonali ripresi dai droni. La tesi più accreditata è che abbia trovato rifugio in una rete di complicescambi di cibo, vestiti, munizioni. Bush conferma: "Stiamo mappando chi lo ha aiutato. Alcuni nomi già emergono."

La baracca di Walwa, frutto di una soffiaca anonima, era un ibrido tra caravan e container: niente elettricità, acqua piovana in taniche, scorte di conserve. Dentro, gli artificieri hanno trovato un arsenale: quattro fucili, pistole Glock, munizioni 'dum-dum' e un quaderno con teorie 'sovereign citizen', la setta che nega l'autorità dello Stato. Freeman ci credeva davvero, al punto da intestare la terra a un'entità immaginaria chiamata "Repubblica di Australind".

Il conto economico e morale

Il governo stanziò 1 milione di dollari di ricompensa, ma nessuno l'ha mai incassata. Le indagini hanno assorbito 230.000 ore di lavoro, 1.800 pernottamenti in alberghi di frontiera, 14 elicotteri noleggiati a tempo indeterminato. «Una cifra astratta finché non la confronti con i 52 omicidi rimasti insoluti nel Victoria per mancanza di risorse» osserva Wayne Gatt, segretario del sindacato di polizia.

I familiari di Thompson e De Waart-Hottart hanno ricevuto la notizia alle 9:02, in una sala riunioni blindata. «Non è chiusura, è solo un punto» ha detto la vedova di Thompson. «Ora potrò insegnare a mio nipote che il cattivo è davvero morto, ma il nonno no.»

La polizia dovrà ancora spiegare come Freeman abbia attraversato posti di blocco e cittadine senza mai essere riconosciuto. E dovrà farlo in fretta: le elezioni regionali sono a ottobre e l'opposition già parla di «falle nei controlli territoriali». Intanto, l'inchiesta interna dovrà accertare se l'ultimo colpo fato davvero necessario. Il coroner arriverà sul luogo a mezzanotte: senza testimoni oculari, la parola fine si scriverà su un referto di sette pagine.

Quel container arrugginito resterà sigillato per anni, ma la polizia ha già ripiegato le tende. Domani gli agenti torneranno a occuparsi di droga, furti, abusi domestici. Un milione di dollari di attenzione pubblica si è esaurito in un secondo di fuoco. La caccia è finita; il conto, per qualcuno, è appena cominciato.