Euro sotto scacco: il dollaro blinda il petrolio e mina la ripresa
L'euro scivola a 1,1516 contro il dollaro mentre il Mediterraneo diventa un poligono. Il petrolio sale, la Fed studia un nuovo rialzo e il mercato abbandona il sogno di tagli entro Natale.
Mosca e teheran: la nuova mappa dei rischi
Donald Trump riporta in auge la vecchia ossessione: confiscare il greggio iraniano e chiudere l'hub di Kharg Island. Un colpo da 2 milioni di barili al giorno che spaventa le raffinerie europee e gonfia il Brent oltre 90 dollari. Intanto portabandiera e cacciabombardi Usa affollano il Golfo Persico, mentre gli Houthi aprono un secondo fronte marittimo a sud dello stretto di Bab el-Mandeb.
La spirale è nota: petrolio più caro = pressione al rialzo sui prezzi globali. Ma questa volta il meccanismo ha un effetto collaterale letale per l'Eurozona, già in stagnazione. I flussi di rifugio tornano a premere sul biglietto verde e il differenziale di inflazione tra Washington e Francoforte si allarga: il mercato scommette ora su un ulteriore stretta Fed a dicembre, cancellando le speranze di un pivot accomodante.

Il grafico che non perdona
Sul time-frame H4 l'EUR/USD ha disegnato un plateau a 1,1528, una zona di congestione che i desk interpretano come una pausa prima dello scivolo. Il MACD resta sotto lo zero e punta giù: il primo bersaglio è 1,1404, poi possibile rimbalzo tecnico fino a 1,1528. Sull'orizzonte H1 il prossimo supporto è 1,1440; da lì, chi è ancora long spera in un ritracciamento verso 1,1535, con estensione massima a 1,1647. Ma lo Stochastic sotto 20 avverte: il momento rialzista non è ancora arrivato.
Il problema non sono solo le barre rosse sul grafico. È il flusso di ordini: i fondi commodity stanno aumentando la posizione corta sull'euro per la terza settimana consecutiva, mentre i trust monetari americani assorbono liquidità in dollari come se non ci fosse un domani. Traduzione: la guerra, qui e ora, la sta vincendo la valuta-stregua.
Il lavoro usa può ancora scuotere i listini
Da oggi fino a venerdì il calendario è un crescendo: JOLTS, ADP, infine il Non-farm payroll di marzo. Se l'occupazione dovesse tornare sopra 200 mila unità e i salari crescere oltre il 4% annuo, la Fed avrà carta bianca per un altro +25 punti base. L'euro, allora, potrebbe testare 1,12 già in primavera.
Il fronte diplomatico resta ghiacciato. Il Cremlino parla di