Houthi aprono il secondo fronte: il mar rosso diventa il nuovo choke point globale

Il silenzio durato un anno è finito in una notte di missili. I ribelli houthi hanno lanciato ieri la prima ondata di droni e missili balistici contro obiettivi militari israeliani, trasformando lo Yemen da osservatore remoto in attore diretto del conflitto regionale. La mossa, attesa da mesi, ha un impatto potenzialmente più devastante delle esplosioni: può chiudere il Mar Rosso al traffico commerciale, replicando sul Bab el-Mandeb ciò che Teheran ha già fatto con lo stretto di Hormuz.

La posta in gioco è enorme. Il 12% del commercio mondiale passa da due corsie d’acqua larghe una manciata di chilometri. Se entrambe le strettoie vengosigillate, il costo del trasporto container lieviterebbe del 300% e il petrolio tornerebbe a quotare triple cifre. Le compagnie di navigazione, ancora scottate dal risciò forzoso via Capo di Buona Speranza, non hanno alcuna intenzione di riassaggiare l’amo.

Il vero obiettivo non è tel aviv, ma la casella di posta di riad

Abdul Malik al-Houthi sa bene che un drone su Haifa fa rumore, ma un barcone in fiamme nel Bab el-Mandab blocca il mondo. È lì, a 29 km di acqua tra Hodeida e Djibouti, che si gioca il suo potere contrattuale con l’Arabia Saudita. Riad, che ha appena inghiottito il Consiglio di Transizione del Sud sciogliendone ufficialmente la milizia, ha bisogno di un Yemen stabile per far passare il proprio petrolio senza dover aggirare l’Africa. Il prezzo della tregua potrebbe essere un flusso di dollari verso San‘ā’: fonti diplomatiche parlano di un fondo da 1,2 miliardi l’anno, corrisposti via Oman, per tenere le batterie missilistiche spente.

L’offerta irrita Teheran. L’Iran ha armato gli houthi per anni, spedendo via mare componenti di missile ricavati da centrifughe dismesse. Ora teme che il suo proxy preferenziale venda la pelle cara, tradendo la «resistenza» in cambio di un assegno saudita. Il timore è realistico: gli houthi hanno sempre governato prima come tribù, poi come sciiti. E la tribù, si sa, va dove tira il vento del denaro.

Il doppio gioco che israele non riesce a scoprire

Il doppio gioco che israele non riesce a scoprire

Da agosto 2025 Israele ha ucciso il premier houthi, il capo di stato maggiore e mezza cupola dirigente con un colpo di reni nei sobborghi di San‘ā’. Mai, però, è riuscito a piazzare un localizzatore su Abdul Malik. Il leader supremo si è trasferito in un sistema di bunker scavati sotto le montagne del Saada, con corridoi che ricordano i tunnel vietcong. Le sue tracce vengono riferite solo via messaggeri; il segnale radio è proibito. È questa invisibilità a rendere impossibile qualsiasi retaliation preventiva.

Tel Aviv ha provato a ricattare Riad: «Chiudete i rubinetti di denaro o li chiudiamo noi con un attacco aereo». Ma la minaccia si è scontrata con la realtà geopolitica: Washington ha bisogno del re per riempire i serbatoi SPR prima delle elezioni di novembre. Nessuno può permettersi un fronte yemenita che esploda davvero.

Il conto lo pagherà ancora una volta il consumatore europeo

Il conto lo pagherà ancora una volta il consumatore europeo

Maersk e Hapag-Lloyd hanno già alzato i premi assicurativi del 40% per le rotte Suez-Genova. Una chiusura prolungata del Bab el-Mandab aggiungerebbe 2,3 milioni di dollari di costo per ogni viaggio di una portacontainer da 24 mila teu. Tradotto: +0,80 centesimi su ogni paio di scarpe made in Asia, +9 dollari su un televisore 55”. L’inflazione europea, appena domata, tornerebbe a galla con la forza di un ritorno di fiamma.

Lo scenario è già scritto in un rapporto interno alla Commissione Ue: se entrambi gli stretti restano off limits per sessanta giorni, la crescita del PIL europeo scenderebbe di 0,9 punti nel 2026. Berlinzona, già in recessione tecnica, perderebbe un altro mezzo punto. E senza crescita non ci sono fondi per la transizione green. Il cerchio si chiude: il drone yemenita che colpisce Haifa finisce per affossare la tassa sul carbonio di Bruxelles.

Il console onu Hans Grundberg ha passato l’ultima settimana a muoversi tra Muscat, Riad e San‘ā’ con un solo messaggio: «Una escalation regionale affossa per dieci anni ogni possibile accordo interno». Gli houthi hanno risposto con una frase che suona come epitaffio: «La pace del Yemen si decide nel Mar Rosso, non a Ginevra». Per ora il Mar Rosso è ancora aperto. Ma il conto alla rovescia è già partito.