I cristiani sfilano contro trump: «il vangelo non è il tuo voto»

Minneapolis ha stretto i cordoni del centro per far passare una processione inusuale: migliaia di credenti con il Vangelo in una mano e il cartello «Not my faith» nell’altra. È bastato un tweet del presidente per accendere la protesta, ma stavolta i bersagli sono dentro la Chiesa, non fuori.

La frattura che corre lungo il banco della parrocchia

Lo slogan è un mezzo sofisma: «Se il Regno dei Cieli è per i poveri, il tuo regno non è il nostro». Lo ripetono i manifestanti mentre superano l’intersezione tra 4th Street e Nicollet Mall, dove il 2018 il vicepresidente Pence tenne il comizio «Faith in America». Ora quel marciapiede è un nastro di cartelli rosso fuoco con citazioni bibliche e grafiche di Statue della Libertà crocifisse.

La parrocchia di St. Joan of Arc, nota alle cronache per aver già ospitato drag queen story hour senza perdere l’approvazione del vescovo, ha trasformato la messa delle 18 in un’assemblea di indignazione. «Non si tratta di essere democratici o repubblicani», dice padre Michael O’Connell scrollando le spalle sotto il piviale viola, «è la dottrina sociale che ci impone scendere in strada». Dopo l’omelia ha raggiunto il corteo con un megafono in prestito dal sindacato insegnanti.

Lo scorso mese il Dipartimento di Stato ha revocato i fondi a una rete di cliniche cattoliche che distribuivano contraccettivi ai rifugiati centroamericani. Per i dimostranti è l’ennesima prova che la linea dura sull’immigrazione sovrasta ogni discorso etico. «Prendono il nostro voto e restituiscono muri», tuona Sister Maria José, suora francescana con il fazzoletto rosso che sventola come una bandiera. «Il Vangelo parla di accoglienza, non di codici QR ai confini».

La regia del dissenso passa per tiktok

La regia del dissenso passa per tiktok

La diretta dell’evento ha toccato quota 1,3 milioni di visualizzazioni in tre ore, grazie a un gruppo di seminaristi che hanno imparato a usare il pollice come fosse un rosario. Il feed si è intasato di hashtag #FaithfulResistance e #WhatWouldJesusBan, ma l’anima organizzativa resta WhatsApp: centinaia di chat parrocchiali hanno coordinato pullman da Duluth e Rochester, riempiendo il parco Loring Park di bus con adesivi «Pro-life, pro-refugee».

Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha evitato dichiarazioni ufficiali, ma la polizia cittadina ha aggiornato il protocollo di ordine pubblico dopo i tafferugli del 2020. Risultato: zero arresti, un solo cono stradale dato alle fiamme e un fedele che ha dimenticato il passaporto e si è visto rifiutare l’ingresso al convention center, scambiato per un oppositore. «Ho solo dimenticato la carta d’identità», ha spiegato, «ma forse è simbolico: anche a noi vogliono togliere il diritto di riconoscimento».

Il partito repubblicano statale ha reagito con una nota di tre righe: «I veri cristiani pregano, non urlano». La frase è diventata un meme condiviso da account cattolici tradizionalisti, ma il dato che resta è un altro: la percentuale di evangelici bianchi che approva Trump è scesa al 68%, -7 punti rispetto a gennaio, secondo il sondaggio Star Tribune/Mason-Dixon. Un calo che non decide le elezioni, ma che sposta il confine del possibile.

Alle 21 il raduno si è sciolto con un coro di Amazing Grace a cappella. Nessun discorso finale, nessun palco. Solo il suono di voci che non entrano nei video da 30 secondi. «Il prossimo voto è tra due anni», mi dice un adolescente con la croce di legno al collo, «ma il prossimo migrante bussa stanotte». Poi si allontana, e il suo passo stride sulle foglie ancora gelate dell’inverno che non vuole mollare la presa.