Il dhs resta senza soldi: 45 giorni, record di incazzatura

Washington è un set vuoto. I deputati sono in vacanza, i controllori TSA lavorano gratis e il DHS braccia più a lungo della sua storia: 45 giorni, niente stipendio, niente tregua.

Il senato ha trovato una via, la camera l'ha strangolata

Notte tra giovedì e venerdì. Il Senato, all'unanimità, ha firmato un assegno parziale: soldi per Trasporti, Cybersecurity, Servizio Segreti. Immigration and Customs Enforcement (ICE) fuori. Il disegno serviva a sbloccare l'impasse dopo la strage di Minneapolis, dove due agenti federali hanno sparato durante un'operazione anti-droga. I democratici volevano riforme, i repubblicani no. Il compromesso è durato lo spazio di un caffè.

Mike Johnson, speaker della Camera, ha subito bollato il testo come "una barzelletta". Ha tirato dritto con una sua risoluzione da 60 giorni per finanziare tutto il DHS, ICE inclusa. Venerdì sera, con appena tre democratici traditi, l'ha fatta passare. Risultato: due camere, due strade, zero intesa. Il Congresso non torna in seduta prima del 13 aprile. Il shutdown, per ora, è eterno.

Trump paga i tsa, ma lascia l

Trump paga i tsa, ma lascia l'ice a digiuno

Trucco da prestigiatore: venerdì Trump ha firmato un ordine esecutivo per versare stipendi ai controllori di sicurezza. Da lunedì i soldi arrivano. L'ha detto lui stesso sull'Air Force One: "Pagheremo finché serve". Peccato che l'ordine non copra gli 8.000 agenti ICE, costretti a fare turni negli aeroporti per tappare i buchi. "Stiamo lavorando per i nostri fratelli TSA", ha spiegato Tom Homan, lo zar della frontiera, a Face the Nation. Traduzione: due mansioni, una busta paga sola.

Il Senato ha 53 repubblicani, serve 60 voti per chiudere la partita. Tradimento democratico impossibile: Chuck Schumer ha giurato che non accetta modifiche al testo già licenziato. John Thune, leader della maggioranza, prova a scavare un varco, ma serve un miracolo.

Il fronte interno si spacca: lee chiede di tornare domenica

Il fronte interno si spacca: lee chiede di tornare domenica

Mike Lee, senatore utahiano, ha lanciato un tweet d'acciaio: "Far rientrare i colleghi domenica metterebbe pressione su Schumer". Ha pure ricordato che il presidente può convocare le camere in sessione straordinaria. Finora Trump non ha alzato il telefono. La prospettiva di un Congresso richiamato per discutere di un'agenzia fantasma è reale, ma remota.

Intanto i numeri parlano: 250 mila dipendenti DHS senza paga da 45 giorni, 57 mila tra TSA e ICE in servizio coatto, 1,2 miliardi di dollari di stipendi congelati. La scorsa settimana i tempi di attesa negli scali maggiori sono cresciuti del 30%. Ogni giorno di chiusura costa 100 milioni in lavoro straordinario non retribuito e sicurezza ridotta.

La posta in gioco non è solo economica. Il DHS gestisce cybersecurity, soccorso disastri, antiterrorismo. Lasciarlo a metano per due mesi è come staccare la spina di un ospedale e sperare che i pazienti resuscitino da soli. Trump ha dimostrato di poter pagare gli stipendi TSA con un tratto di penna, ma ha scelto di non farlo per l'intera galassia. Il messaggio è chiaro: la crisi conviene a qualcuno. A chi? A chi ci crede davvero, basta guardare i sondaggi sulle intenzioni di voto in swing states dove l'immigrazione è il primo problema.

Il calendario non perdona: se entro il 13 aprile non scatta l'intesa, toccherà al presidente decidere se usare il potere di convocazione o lasciare che il vuoto si ingrandisca fino a diventare norma. La scommessa è politica, il rischio è reale. E mentre i deputati stanno al mare, i controllori continuano a frugare valigie per aria, sperando che la prossima busta paga non sia un'altra promessa elettorale.