Il patto anti-barconi tra regno unito e francia è in frantumi: scaduto ieri a mezzanotte

A mezzanotte di ieri il Regno Unito ha smesso di pagare. 480 milioni di sterline in tre anni per far pattugliare i bagnasciuga della Manica a gendarmi e agenti francesi, e ora tutto fermo. Parigi rifiuta di trasformare i soccorsi in caccia al rendimento; Londra pretende quattro sbarchi bloccati su cinque, altrimenti niente assegno. Risultato: il “small boats deal” è scaduto senza rinnovo, e la prossima marea di gommoni potrebbe trovare la costa nord più sgombra di sempre.

La stretta di mahmood e il muro di parigi

Shabana Mahmood, home secretary laburista appena insediata, ha alzato il tiro: più intercettazioni, più dati in tempo reale, più respingimenti in acque francesi. Le cifre le suonano così: ora la polizia francese ferma un barcone su tre, contro oltre la metà nel 2023. Il ministero dell’Interno britannico vuole l’80% e minaccia di tagliare i fondi. Ma a Parigi hanno stretto i denti: “Prima viene il salvataggio, poi la legge”, ha tuonato il vice-ministro del Mare Xavier Ducept davanti a una commissione d’inchiesta. Traduzione: nessuno firmerà un accordo che trasformi la Guardia costiera in esattore.

Il dossier è salito direttamente al piano dei ministri dopo il fallimento dei tecnici. Fonti del Quai d’Orsay liquidano la trattativa con un secco “fallita”. A Londra, nel frattempo, il capo del Border Security Command Martin Hewitt ha mollato la poltrona a metà mandato, lasciando un vuoto di comando a colpi di mail notturne e briefing senza firma.

Sul bagnasciuga restano solo i numeri

Sul bagnasciuga restano solo i numeri

Il Regno Unito ha già versato 475 milioni quando Rishi Sunak stringeva la mano a Emmanuel Macron nel 2023. Da allora, secondo i calcoli del governo britannico, oltre 40.000 partenze sono state fermate prima di toccare l’acqua grigia della Manica. Ma le Ong non comprano la narrazione da “successo”. Lavanya Pallapi, direttrice del Joint Council for the Welfare of Immigrants, ha pubblicato uno studio che collega il patto a un aumento dei decessi in mare: più respingimenti, più gommoni di fortuna, più vittime. “Uccidono le politiche di frontiera, non i trafficanti”, taglia corto.

A Calais, Lachlan Macrae del Calais Food Collective distribuisce ancora coperte e zuppe. “È incredibile che non abbiano firmato, ma la verità è che l’accordo non ha mai funzionato. Se vuoi davvero colpire i clan, apri vie legali d’asilo. Invece paghi la polizia francese per fare il lavoro sporco e poi ti lamenti se non basta.”

Cosa succede adesso

Cosa succede adesso

Downing Street giura che “non ci sarà un cliff edge”: le retate sulle spiagge continueranno, dicono, anche senza carta bollata. Ma senza soldi britannici il dispositivo francese perde un terzo del suo budget. E i trafficanti lo sanno. Nei campi di tende tra Calais e Grande-Synthe già circola la voce: “Presto partono di nuovo, con meno controlli”. La prossima settimana il numero di telefono dei “taxi del mare” – quei gommoni vuoti che vanno a prendere i migranti fino alla cintura – potrebbe squillare di più.

Il governo laburista si è appena insediato e già incassa la prima crepa esterna. Il Patto di Willsher-Macron è morto alle 00.00 del 31 dicembre. Il 2024 comincia senza un euro di Londra per le pattuglie francesi. E nel tunnel sotto la Manica, il vento d’inverno porta via anche l’ultima promessa di fermare i barconi.