Il texas vuole inghiottire il new mexico: la strana guerra delle contee

Dustin Burrows ha acceso una miccia. Il presidente della Camera del Texas ha ordinato lo studio per annettere una fetta del vicino Stato, contee comprese. Niente battuta da bar: è una procedura legislativa vera, avviata il 26 marzo, con tanto di commissari incaricati di valutare «implicazioni costituzionali, fiscali ed economiche». Per capirsi, stiamo parlando di territori dove si estrae il 20% del petrolio statunitense.

La contea di Lea, nel sud-est del New Mexico, ha già provato a staccarsi da Santa Fe. A gennaio i suoi rappresentanti hanno depositato un emendamento per consentire un voto di secessione. Cultura, tasse, regole ambientali: tutto, dicono, li lega più a Austin che al proprio capitale. Burrows, entusiasta, twittò: «Il Texas riaccoglierà Lea con piacere». L’emendamento è poi stato congelato, ma l’idea è sopravvissuta.

La storia non è nuova: il texas già conquistò quel suolo

Negli anni ’30 dell’Ottocento la Repubblica del Texas – appena uscita dal Messico – rivendicava già porzioni dell’odierno New Mexico. Il trattato del 1845 che annessò il Texas agli Stati Uniti lasciò in eredità confini pasticciati e nostalgie irredentiste. Burrows le ha solo tirate fuori dal dimenticatoio, trasformandole in dossier parlamentare.

Il governatore del New Mexico, Michelle Lujan Grisham, non ci ha pensato due volti: «Proposta farsesca». Il suo capo comunicazione, Michael Coleman, ha rincarato: «Il New Mexico resterà intatto. Se il Texas vuole studiare, studi pure». Il presidente democratico della Camera di Santa Fe, Javier Martínez, ha consigliato a Burrows di «staccare il cellulare, toccare erba e occuparsi del costo della sanità texana».

Il vero motore: petrolio, gas e acqua poco controllata

Il vero motore: petrolio, gas e acqua poco controllata

Sotto le aride pianure di Lea e dell’Eddy si nasconde il Permian Basin: un serbatoio di greggio che rende quelle contee tra le più ricche d’America. Agganciarle al Texas significherebbe per Austin miliardi di royalty, imposte estrattive e posti di lavoro in un settore che la legislazione di Santa Fe ha cominciato a regolamentare con mano più pesante. L’acqua dei pozzi texani, inoltre, serve alle trivellazioni newmexicane: unire i territori agevolerebbe gli scambi idrici senza passare da burocrati federali.

Difficile che l’impresa riesca. L’articolo IV della Costituzione statunitense richiede il consenso di entrambi i legislature e di quello del Congresso. Ma il semplice fatto che una commissione d’inchiesta esista già è un segnale: il dibattito sull’identità locale, sui dazi e sul controllo delle risorse naturali ha superato la retorica da social network ed è finito nei palazzi di vetro. Lo scontro è cominciato, e non è detto che resti solo carta.