Ilhan omar e la bufala del somaliland: media ingannati da un account falso

Un account X che non rappresenta nessun governo ha fatto cadere nella trappola Fox News, il New York Post, Sinclair Broadcast Group e persino l'Independent. Il profilo @RepOfSomaliland ha pubblicato un post sarcastico sull'ipotetica estradizione della deputata democratica Ilhan Omar, e quattro testate giornalistiche di peso hanno costruito storie intere su quella singola riga di testo, spacciandola come posizione ufficiale di uno Stato. Peccato che il Ministero degli Esteri del Somaliland avesse già chiarito tutto a dicembre 2024: quell'account non è un canale governativo autorizzato.

Il post che ha ingannato mezzo mondo dell'informazione

Tutto nasce da un'intervista che il vicepresidente JD Vance ha rilasciato il 28 marzo all'influencer conservatore Benny Johnson. Vance ha accusato Omar di aver «commesso frodi immigratorie contro gli Stati Uniti d'America» e ha dichiarato di stare valutando con Stephen Miller, consigliere per l'immigrazione della Casa Bianca, le possibili azioni legali: «Stiamo cercando di capire quali rimedi giuridici esistano — come colpirla, come indagarla, come costruire un caso per ottenere giustizia per il popolo americano».

Il profilo @RepOfSomaliland ha risposto con una battuta: «Deportazione? Per favore, state solo rimandando la principessa nel suo regno. Estradizione? Basta dirlo…». Ironica, provocatoria, e del tutto priva di qualsiasi autorità istituzionale. Eppure è bastata a far scattare il meccanismo della notizia-copia-incolla.

Il somaliland aveva già avvertito: quell

Il somaliland aveva già avvertito: quell'account non parla per noi

Il Ministero degli Affari Esteri del Somaliland non è rimasto in silenzio. A dicembre aveva comunicato pubblicamente di aver «avviato l'identificazione degli account sui social media che NON sono canali ufficiali del governo del Somaliland», precisando che questi profili non erano autorizzati a parlare a suo nome. Lunedì, in una dichiarazione al Guardian, il ministero ha ribadito: «Raccomandiamo cortesemente che qualsiasi notizia o dichiarazione venga verificata esclusivamente attraverso canali ufficiali e autorizzati».

Fox News ha poi emesso una correzione silenziosa, cambiando il titolo in «Account pro-Somaliland sostiene l'estradizione di Ilhan Omar dopo le accuse di Vance». Una correzione che arriva dopo, che arriva piano, e che non restituisce la dignità dell'informazione già circolata.

Omar, il bersaglio ricorrente della disinformazione a sfondo somalo

Omar, il bersaglio ricorrente della disinformazione a sfondo somalo

Per Ilhan Omar non è la prima volta. All'inizio del 2024 un video di un suo discorso a Minneapolis fu deliberatamente mistradotto e diffuso in rete: figure della destra americana la accusarono di essersi dichiarata «prima somala» che americana. La storia era falsa. Questa storia è falsa. Il copione, però, si ripete con una precisione quasi meccanica.

Lo sfondo non è neutro. Nei giorni precedenti all'intervista di Vance, Donald Trump aveva definito la Somalia «un paese corrotto e disgustoso», e il giorno dopo si era vantato di aver «ripreso il Minnesota dalla Somalia». Il capitolo minnesotano del CAIR ha risposto con durezza: il direttore esecutivo Jaylani Hussein ha avvertito che dipingere un intero popolo come inferiore «non è semplice retorica politica — è disumanizzazione».

Una deputata che conta le minacce ricevute come si contano i voti

Una deputata che conta le minacce ricevute come si contano i voti

Omar è arrivata negli Stati Uniti come rifugiata a 12 anni ed è diventata cittadina a 17. In un'intervista al Guardian di dicembre aveva detto che la retorica di Trump stava alimentando un clima di violenza politica con conseguenze concrete: «Abbiamo avuto persone incarcerate per aver minacciato di uccidermi». A gennaio, durante un incontro con i cittadini a Minneapolis, un uomo le ha spruzzato un liquido da una siringa poche ore dopo che Trump l'aveva presa di mira con commenti xenofobi. Il 55enne Anthony Kazmierczak è stato successivamente incriminato dai procuratori federali per aggressione.

Il capo di gabinetto di Omar, Connor McNutt, ha liquidato le accuse di Vance come «una bugia ridicola e un disperato tentativo di distrazione», ricordando che lo stesso Vance aveva ammesso in passato di essere disposto a «inventare storie» per dirottare l'attenzione dei media. Una frecciata che non ha bisogno di commento.

Quello che resta, alla fine di questa vicenda, è un'immagine precisa: quattro redazioni che avrebbero dovuto sapere meglio, un account anonimo che si è spacciato per un governo, e una deputata americana che deve difendersi non solo dagli avversari politici, ma anche dall'industria della notizia falsa che li serve.