Iran minaccia di bruciare i soldati usa e colpire università americane
Mohammad Bagher Ghalibaf ha alzato il tiro: «Se i soldati americani metteranno piede sul suolo iraniano, li bruceremo». Una frase che non è solo propaganda. Il presidente del parlamento di Teheran ha parlato a reti unificate, minacciando rappresaglie «permanenti» contro alleati regionali degli Stati Uniti. Un avvertimento chiaro: l’Iran non intende negoziare, né cedere.
La miniera di tensione non si ferma qui. Le Guardie della Rivoluzione hanno fissato un ultimatum: entro le 12 di lunedì 30 marzo Washington deve condannare pubblicamente i bombardamenti israeliani contro università iraniane, pena l’attacco a «filiiali israeliane e americane» nei paesi del Golfo. Scadenza precisa, linguaggio da embargo: «Distruggeremo quegli istituti, evacuate personale e studenti entro un chilometro».
Il piano usa «respinto» da teheran
Rawalpindi aveva consegnato a Teheran un documento di quindici punti redatto dagli Stati Uniti. Ghalibaf l’ha liquidato in due battute: «Sono i loro desideri, non una proposta». Traduzione: la Casa Bianca cerca con la carta ciò che non è riuscita a ottenere con i jet. E ancora: «Finché chiederanno la resa, per noi l’umiliazione è impensabile».
Il braccio di ferro si sposta ora sulle facoltà estere. L’American University of Beirut ha già disposto lezioni a distanza per 48 ore. Georgetown, NYU e Northwestern, che hanno sede in Qatar e negli Emirati, valutano misure simili. L’ambasciata Usa a Baghdad avverte: milizie filo-iraniane potrebbero colpire «in qualsiasi momento» campus americani in Iraq.

Università nel mirino, studenti in fuga
Per la prima volta le istituzioni accademiche diventano caserme nemiche. Gerusalemme ha ammesso di aver bombardato centri di ricerca iraniani, accusandoli di ospitare programmi militari. Teheran risponde spostando il fronte sui banchi di scuola. Risultato: migliaia di studenti stranieri si preparano a lasciare il Medio Oriente, mentre le matricole europee guardano altrove.
La guerra, ormai, non si combatte solo sui campi di battaglia del Libano o delle province iraniane al confine con l’Iraq. Si combatte nei laboratori, nelle aule, nei server che trasmettono lezioni online. E il tempo stringe: mancano ore all’ultimatum delle Guardie. Se Washington non troverà le parole giuste per condannare Israele, l’esodo degli accademici potrebbe trasformarsi in un crescendo di fuoco.
