Israele colpisce hezbollah dentro un edificio: il video che scatena la nuova fase del conflitto
Un drone della IAF ha trasformato in cenere un gruppo di miliziani Hezbollah all’interno di una struttura nel Sud del Libano. Le immagini, diffuse dall’IDF nella notte tra domenica e lunedì, mostrano uomini armati entrare nell’edificio e pochi secondi dopo l’esplosione che li annienta. È il frammento di una guerra che non accenna a ridimensionarsi, anzi.

Il video è la guerra: perché ora si combatte anche su x
Il filmato dura 18 secondi, ma basta a ricordare che ogni operazione militare oggi è anche un’operazione di comunicazione. L’IDF ha accompagnato il tweet con una didascalia secca: «Terroristi armati di Hezbollah individuati e neutralizzati». Nessun dettaglio sul numero dei morti, ma la dinamica è chiara: rilevamento, puntamento, eliminazione. Un ciclo che si ripete da quando il 2 marzo Hezbollah ha lanciato la prima raffica di razzi verso Israele, vendicando la morte di Ali Khamenei.
La reazione di Gerusalemme non si è fatta attendere. Il 28 febbraio, con l’operazione «Roaring Lion», Israele ha aperto il fuoco contro obiettivi iraniani, colpendo anche la guida suprema. Da allora il fronte nord è tornato a fiammare. Il cessate il fuoco del 27 novembre 2024, mediato dagli Stati Uniti, è carta straccia. L’esercito israeliano ha ordinato ai reparti di avanzare ulteriormente in territorio libanese, motivando l’offensiva come necessità per creare una cintura di sicurezza anti-drone.
La posta in gioco è altissima. Hezbollah controlla ancora un cinturato di villaggi tra Marjayoun e Bint Jbeil, ma l’area si sta svuotando. Fonti locali parlano di 40 mila sfollati in fuga verso Beirut negli ultimi dieci giorni. I campi profughi del Sud, già saturi, non hanno più acqua potabile. L’ONRWA, con budget congelato, stima che il 70% delle scuole sia chiuso o bombardato.
Per Israele, ogni metro conquistato riduce il raggio di azione dei lanciarazzi. Per Hezbollah, ogni ritto è un video da trasformare in propaganda. Il risultato è un duello di droni e retorica dove i civili pagano il prezzo doppio: prima con la paura, poi con la fame.
Il Pentagono osserva, ma non interviene. Il ministero della Difesa israeliano ha già chiesto un nuovo contingente di munizioniJDAM da 500 libbre, accelerando le consegne previste per giugno. Intanto, a Teheran, il Consiglio supremo di sicurezza nazionale ha convocato d’urgenza i comandanti dei Guardiani della rivoluzione. Il messaggio è stato univoco: «Se cadono i nostri uomini a Beirut, risponderemo a Haifa».
La cronologia è implacabile. Il 28 febbraio Khamenei muore. Il 2 marzo Hezbollah replica. Il 30 marzo l’IDF pubblica il video dell’eliminazione. Il prossimo capitolo potrebbe scriversi in meno di 48 ore. Nessuno sta parlando più di tregua.