Norvegia stacca l'europa: +12 miliardi per la difesa e guarda al 3,5% del pil
Oslo ha appena infilato la marcia più alta. Altri 115 miliardi di corone, circa 12 miliardi di dollari, per la difesa entro il 2036. La freccia punta dritta al 3,5% del Pil richiesto dalla Nato, quota che nessun Paese Ue ha ancora raggiunto senza indebitarsi.
Il fondo sovrano paga, il gas garantisce
La Norvegia può permetterselo: ha il fondo sovrano più grande del mondo, 2.000 miliardi di dollari frutto del petrolio e del gas del Mare del Nord. Mentre Roma, Parigi e Berlino litigano sul deficit, Oslo preleva senza chiedere un centesimo ai propri figli. Il piano arriva a 1.620 miliardi di corone complessive, 167 miliardi di dollari, per il periodo 2025-2036. Un cifone che fa sembrare i 100 miliardi tedeschi del Zeitenwende un contentino.
Jonas Gahr Støre, premier laburista, lo ha detto chiaro durante la conferenza stampa: «Rafforziamo la difesa senza sacrificare welfare o innovazione». Traduzione: la guerra in Ucraina è lontana, ma il fiordo di Oslo la vede come se fosse sotto casa. E infatti lo è: i sottomarini russi della Flotta del Nord passano costantemente davanti a Hammerfest.

Sottomarini tedeschi e navi inglesi nel carrello
Il menù militare è già scritto: sei sommergibili U-212 CD da TKMS, cinque fregate Type 26 da BAE Systems, razzi a lunga gittata dal Sud-Coreano Hanwha. Il primo sottomarino arriverà nel 2029, le fregate nel 2030 e 2032. Intanto si slittano droni di sorveglianza e sistemi anti-balistici. Perché? «Costano troppo e la tecnologia corre più veloce dei nostri acquisti», ha ammesso il generale Eirik Kristoffersen.
Il ministro della Difesa Tore Sandvik ha aggiunto un dettaglio che fa tremare i fornitori: «Aspettiamo che Svezia e Finlandia decidano insieme a noi, altrimenti ogni euro speso oggi è già obsoleto domani». L’approccio nordico è un fronte unico: se compriamo, compriamo in blocco. E chi non entra nel blocco, resta fuori.
L’ucraina non è nel conto
La spesa per Kiev è extra. Non rientra nel 3,5% del Pil, è a parte. Oslo ha già donato sistemi Nasams e addestrato soldati ucraini sul proprio territorio. Ora promette altro, senza dire quanto. Il messaggio è chiaro: la Russia non deve neanche sognarsi di provare nel Baltico ciò che ha fatto nel Donbas.
Il risultato? L’Europa si divide ancora: a Sud si discute di clausole di spesa, a Nord si firmano assegni. E mentre l’Italia fatica a mantenere il 2% della Nato, la Norvegia vola verso il 3,5% senza nemmeno accendere il motore del debito. Il fiordo è diventato un osservatorio privilegiato: chi controlla il Mare del Nord, controlla il flusso di energia che riscalda le case europee. Oslo lo sa, e adesso ci mette anche un esercito.