Pentagono vs. stampa, il giudice ferma il nuovo regolamento: «è un kafkaesco diritto d’accesso»
Il Pentagono ha appena riscritto le regole per i giornalisti e già deve difenderle in tribunale. Il giudice federale Paul Friedman, lunedì, non ha nascosto il sospetto: «Weird. Kafka. Che cosa sta succedendo?». Bastano tre parole per aprire un nuovo capitolo dello scontro tra amministrazioneTrump e First Amendment.
Il corridoio dei corrispondenti cancellato con un foglio
Il 20 marzo Friedman aveva già annullato il vecchio schema di accredito, ordinando al Dipartimento della Difesa di restituire i pass a sette firme del New York Times. L’esecutivo ha risposto con un «regolamento rivisto» che, in pratica, svuota la vittoria del giornale: cancella il Correspondents’ Corridor, obbliga i reporter a farsi scortare da un funzionario e minaccia di ritirare l’accredito a chi cita fonti anonime. Risultato: il cartellino è «un pezzo di plastica senza valore», ha tuonato l’avvocato Theodore J. Boutrous Jr.
Il cuore del contendere è il diritto di interrogare i militari. Il testo firmato dal Pentagono afterma che offrire l’anonimato a un funzionario «dimostra la consapevolezza che questi non era autorizzato a parlare»; di conseguenza il giornalista rischia il pass. Friedman ha risposto con una sequenza di domande retoriche: «Ci sono decine di ragioni per cui un dipendente chiede l’anonimato: paura delle ritorsioni, mobbing, disaccordo con la linea ufficiale. Volete paralizzare ogni whistleblower?».

La biblioteca fantasma e il bus navetta
Per aggirare l’ordine del giudice, il Pentagono ha promesso una «sala stampa provvisoria» nella biblioteca interna. Peccato che nessuno spieghi come arrivarci. Il reporter Julian Barnes ha testimoniato: «Ci hanno detto che lo spazio esiste, ma allo stesso tempo ammettevano di non sapere come accedervi». La soluzione? Un bus navetta con autista militare. «Un giro turistico per scrivere di guerra», ha commentato Friedman, che ha dato tempo fino a mezzanotte per ricevere una memoria sul «fondamento giuridico» del nuovo regolamento.
Il consulente del Pentagono, Timothy Parlatore, difende il testo: «Non vietiamo domande, vietiamo il pressing su chi ha già rifiutato». E sostiene che le fughe di notizie classificate siano calate. Dati? Nessuno. Solo la promessa che non ci saranno «caccia alle fonti» a posteriori, ma denunce se un militare segnalerà di essere stato «sollecitato» a rivelare segreti.

Il silenzio mentre il drone riparte
Il fatto che l’udienza si sia tenuta mentre nuovi raid partivano verso lo Yemen non è un dettaglio. «C’è una guerra in corso e l’amministrazione sta chiudendo i rubinetti dell’informazione», ha avvertito Boutrous. Il giudice non ha fissato una nuova scadenza, ma ha chiarito che non intende trasformare il First Amendment in «un romanzo di Heller». Prima o poi, il Pentagono dovrà scegliere: o accetta la trasparenza imposta dalla Costituzione, o continua a giocare d’azzardo con l’unica arma che non può comprare: il diritto dei cittadini di sapere.