Polanski scippa i sindacati al labour: «ora i soldi vanno ai verdi»
Zack Polanski non bussa, entra. Il leader dei Verdi britannici ha aperto la stagione congressuale dei sindacati con un messaggio chiaro: smettete di finanziare il Labour, la vostra casa è qui. È la prima volta che un segretario dei Verdi ottiene il microfono al congresso della National Education Union, il più grande sindacato scolastico del Regno Unito. L’ovazione è durata due minuti. Il segnale è arrivato forte: qualcosa si è rotto tra il mondo del lavoro e Starmer.
Il piano segreto: 10 sindacati già nel mirino
Alle spalle del discorso di Brighton c’è un dossier interno che i vertici di Keir Starmer non vogliono leggere. Fonti del partito verde confermano «colloqui positivi» con dieci organizzazioni, alcune ancora affiliate al Labour. L’obiettivo è far saltare il cordone ombelicale che ogni anno trasferisce milioni di sterline dalle casse sindacali a quelle laburiste. Il calendario è già scritto: nei prossimi mesi Polanski salirà sul palco dell’University and College Union e del Bakers, Food and Allied Workers Union, entrambi fuori dal cerchio Labour. Lì non serviranno approcci diplomatici, servirà solo chiudere il cerchio.
La resistenza arriva dalle grandi battaglie. Unite e Unison smentiscono trattative, ma la verità è più sfumata. Unite ha già tagliato di 580.000 sterline la quota associativa al Labour e ha convocato una conferenza straordinaria per il 2027 dove potrebbe decidere la disaffiliazione. Unison, con una nuova leadership che non nasce dentro la vecchia guardia blairiana, mantiene le distanze ufficiali ma alcuni dirigenti ammettono: «Le divergenze non sono più solo verbali». Il terreno si muove sotto i piedi di Starmer.

La lezione di brighton: «ofsted deve morire»
Polanski ha trasformato il palco del Brighton Centre in un ring. Ha definito Ofsted «un istituto tossico» e promesso di abolirlo. Ha promesso un «iniezione di denaro serio» nelle scuole, finanziata da una tassa sulle «ricchezze estreme». Ha annunciato lo stop all’academisation, il processo che trasforma le scuole pubbliche in enti privati. Ogni frase è stata un colpo di maglio sulgoverno. «Il Labour sta solo aggiustando i bordi, noi vogliamo cambiare tavolo», ha urlato. I delegati hanno applaudito in piedi. Daniel Kebede, segretario generale della NEU, ha ammesso: «Il 60% dei nostri iscritti ha votato Labour, ma oggi sente che Polanski parla più di noi di chi ci governa».
Il partito verde è cresciuto del 200% da settembre: 200.000 iscritti in Inghilterra e Galles. La vittoria in un ballottaggio nazionale a Gorton e Denton ha accelerato il processo. Ora il target è il cuore sindacale del Labour. Il messaggio è semplice: i lavoratori non sono una proprietà in affitto.

Il conto in banca di starmer comincia a scricchiolare
Lo schema è chiaro. I Verdi non vogliono solo voti, vogliono risorse. Ogni affiliato sindacale è anche un potenziale donatore mensile. Se Unite rompesse gli indugi, il Labour perderebbe il suo più grande finanziatore esterno. La cifra complessiva supera i 10 milioni di sterline l’anno. Polanski lo sa e ci gioca. «Il Labour ha tradotto le promesse in retromarcia, noi offriamo un patto nuovo», ripete come un mantra. Nei corridoi di Brighton qualcuno ha cominciato a sussurrare: «Se i Verdi prendono anche solo un terzo dei fondi, Starmer dovrà tagliare stipendi di staff e campagne nazionali». La partita è appena iniziata, ma il primo round l’ha vinto il candidato che non ha mai avuto un seggio parlamentare.
La sinistra britannica ha un nuovo corteggiatore. E stavolta porta i fiori nelle mani dei sindacati, non in quelle dei banchieri.
