Spagna blinda il cielo: stop totale agli aerei usa verso l’iran
Madrid ha tirato il portone. Da lunedì nessun caccia o tanker americano può più solcare il suo spazio aereo per puntare sul Golfo. Una linea rossa che isola la Spagna come l’unico grande paese europeo che non si limita a parole, ma ferma fisicamente la macchina da guerra.
Lo ha confermato la ministra della Difesa Margarita Robles: «Non autorizziamo l’uso di basi né di cielo per operazioni legate alla guerra in Iran». E ha rincarato: «È profondamente illegale e ingiusta». Bastano due frasi per far decollare una crisi diplomatica già bollente.
Il vento di trump e la risposta di sánchez
Donald Trump non ha gradito. Ha minacciato tariffe e chiusura dei cordoni della trade. Pedro Sánchez, dal canto suo, non si è scomposto: «Un’illegalità non si cancella con un’altra illegalità, altrimenti riparte il ciclo dei disastri». In Congresso ha aggiunto: «Tutti i piani di volo relativi all’Iran sono stati rifiutati, inclusi i rifornimenti in volo».
Risultato: quindici KC-135 di stanza a Morón de la Frontera e Rota sono stati dirottati verso basi francesi e tedesche a fine febbraio. Uno spostamento silenzioso che costringe i bombardieri B-52 e i stealth B-2 a tracciare rotte più lunghe, bruciando ore di volo e milioni di dollari di carburante.
Il governo smentisce voci su 70 voli militari Usa già avvenuti da quando è cominciato il conflitto. Robles precisa: «Erano solo cargo di trasporto, nessun caccia e nessun tanker». Ma la voce gira, e nell’opinione pubblica cresce la domanda: quanto è stato concesso prima del dietro-front?

Il conto economico e l’isolamento europeo
Il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo non fa sconti: «La scelta è coerente con la decisione di non partecipare a un’agressione unilaterale e fuori diritto internazionale». Tradotto: anche se Trump chiude i rubinetti del commercio, Madrid regge il colpo. L’export spagnolo verso gli USA vale 42 miliardi, meno del 4% del totale. Una cifra non trascurabile, ma gestibile: Bruxelles potrebbe aprire contropartite e il gioco resta in piedi.
L’effetto domino però è europeo. Con Londra alleata di Washington, Parigi timida e Berlini schiacciata dagli interessi energetici, la Spagna resta isolata. Un’isola di «no» che può costare cara, ma che trasforma Madrid in capitale morale del fronte pacifista.
La mossa ricorda il 1991, quando Felipe González permise ai bombardieri Usa di decollare da Spagna per la Guerra del Golfo. Stavolta il PSOE ha cambiato verso: stesse basi, stessi aerei, ordine opposto. Trent’anni dopo, il cielo iberico si chiude. E ogni rotta verso Teheran dovrà piegarsi sul Mediterraneo, perdendo tempo, soldi e soprattutto la faccia.
