Trump ordina all'fbi di riesumare un vecchio dossier per colpire il candidato democratico alla guida della california

Il presidente Donald Trump ha dato l’ok all’FBI per riesumare un’indagine chiusa da dieci anni sul deputato Eric Swalwell, ora in testa nei sondaggi per la corsa a governatore della california. L’obiettivo: rilasciare pubblicamente i file sui suoi contatti con una presunta spia cinese a pochi giorni dall’invio delle schede elettorali per il voto per corrispondenza.

Lo rivela il Washington Post: il direttore dell’FBI Kash Patel ha ordinato all’ufficio di San Francisco di preparare la documentazione per la pubblicazione, una procedura praticamente inedita per un caso mai sfociato in accuse. Swalwell non è mai stato indagato, ma la mossa ha già scatenato la bufera politica.

Il dossier fang fang e la gara per sacramento

Il fascicolo riguarda Christine Fang, volontaria di fundraising nelle campagne elettorali del 2012 e 2014, poi identificata dall’FBI come possibile agente di Pechino. Swalwell ha troncato ogni rapporto nel 2015, dopo il briefing dell’intelligence. Da allora, l’episodio è stato archiviato più volte: dal Bureau, dal Comitato etica della Camera e dallo stesso repubblicano Kevin McCarthy che nel 2023 lo estromise dalla Commissione Intelligence per motivi di «sicurezza nazionale».

Ora quei fogli rischiano di diventare un’arma di propaganda. «Siamo in guerra, i prezzi della benzina volano e loro pensano solo a vendicarsi», ha tuonato Swalwell domenica, accusando Trump di voler «installare un servile a Sacramento». Il deputato è appoggiato dalla potente california Teachers Association e, secondo l’ultimo sondaggio UC Berkeley, è in perfetta parità con l’ex collega Katie Porter.

Il senatore Adam Schiff, protagonista della prima impeachment contro Trump, ha definito l’operazione «pericolosa e illegale». Anche il democratico Jimmy Gomez parla di «macchina del fango» e di «spreco di risorse» per colpire un avversario politico. Il deputato Jamie Raskin, massimo esperto di etica alla Camera, denuncia una possibile violazione dell’Hatch Act, la legge che vieta ai funzionari federali di fare campagna elettorale.

La strategia della paura funziona?

La strategia della paura funziona?

Il team di Swalwell ha già lanciato una raccolta fondi urgente: «Aiutateci a contrastare la campagna di diffamazione». In 24 ore sono arrivati oltre 350 mila dollari, una cifra che mostra come la base democratica reagisca con il portafoglio alle «fake news», come le definisce il candidato.

Non è la prima volta che Trump usa l’apparato dello Stato per colpire un nemico. Lo scorso anno Swalwell ha denunciato il capo dell’agenzia federale per il credito immobiliare, Bill Pulte, per accesso abusivo a database governativi. Quella causa è stata archiviata due settimane fa, ma il segnale è chiaro: chi osa contestare l’amministrazione finisce nel mirino.

La california vota per corrispondenza a partire da inizio maggio. Le schede arriveranno nelle case dei 22 milioni di elettori registrati mentre, a Washington, qualcuno seleziona quali carte rendere pubbliche e quali lasciare nell’ombra. In ballo non c’è solo una poltrona a Sacramento, ma il confine sempre più labile tra sicurezza nazionale e guerra politica.

Swalwell promette di «non inchinarsi». Il presidente punta a un avversario più docile sulla costa opposta. Tra i due, la campagna per la quinta economia del mondo è già diventata un campo di battaglia dove il primo colpo è stato sparato con un dossier polveroso. La risposta arriverà nelle urne, a meno che altri dossier non escano prima.