Trump si vanta di test perfetti ma il 61% degli americani teme il suo declino: il silenzio di washington è un boomerang globale
Il presidente ripete di aver «stracciato» un esame di screening cognitivo. Intanto schiera 10.000 soldati per un’operazione in Iran senza chiedere il via libera al Congresso e Wall Street calcola a quanto deve crollare il Dow Jones prima che lui cambi idea.
Il test «difficile» che nasconde un gioco da ragazzi
Quando Trump si vanta di aver superato «un test durissimo», si riferisce al MoCA, un questionario da 10 minuti che chiede di disegnare un orologio e di ripetere tre parole. È lo stesso strumento che i medici usano per capire se un anziano ricorda dove ha lasciato le chiavi. La sua campagna elettorale lo ha trasformato in trofeo, ma nei corridoi del Pentagono il trofeo suona come un campanello d’allarme.
Il punto non è la diagnosi, che nessuno può fare da divano. Il punto è il potere di un uomo che, secondo i sondaggi Reuters-Ipsos, il 61% degli elettori ritiene «più impulsivo» rispetto a cinque anni fa e che può ordinare un’invasione con un solo tweet, anche se poi lo cancella.

Quando il mercato fa da freno meglio della costituzione
La Costituzione degli Stati Uniti prevede due freni: il voto del Congresso per dichiarare guerra e il 25° emendamento per dichiarare inabile il presidente. Entrambi si sono trasformati in carta straccia. Il Congresso ha ricevuto un briefing riservato la scorsa settimana; ne è uscita la deputata repubblicana Nancy Mace a dire che «gli obiettivi militari non sono quelli promessi in campagna». Ma nessuno ha alzato la mano per bloccare i soldati già pronti a partire.
Così a tenere a bada Trump restano i trader. Secondo tre fondi hedge contattati da NuoveFrontiere, esiste un «Punto Trump»: se l’S&P 500 perde oltre il 6% in tre sedute, la Casa Bianca fa retromarcia. Il potere esecutivo è diventato ostaggio dei grafici di Bloomberg.

Il segreto che uccide dal dentro
La storia americana è piena di leader malati nascosti dietro sorrisi. Kennedy era pieno di anfetamine durante la crisi dei missili di Cuba; Biden, rivela il nuovo libro Original Sin, era talmente fragile che i medici ipotizzavano una sedia a rotelle, ma il pubblico lo ha saputo solo dopo il ritiro. Il motivo è sempre lo stesso: il cerchio interno teme il caos più di un presidente impazzito. È la stessa dinamica di chi non toglie le chiavi di casa al nonno per paura di offenderlo, moltiplicata per 330 milioni di persone.
Il risultato è che 45 milioni di persone rischiano la fame se il traffico di fertilizzanti dal Golfo si blocca, e noi stiamo ancora discutendo se il test dell’orologio sia stato superato al primo colpo.
Il 25° emendamento esiste, ma richiede che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto dichiarino in pubblico ciò che dicono in privato. Finché non lo faranno, siamo tutti passeggeri di un camion in corsa senza freni: possiamo solo guardare il volante tremare e sperare che qualcuno trovi il coraggio di gridare «fermo» prima che l’impatto sia inevitabile.
