Trump vuole la luna ma la nasa rallenta: la corsa spaziale si blocca sui veti politici

Donald Trump torna a urlare alla conquista lunare mentre la Nasa, con le tasche mezzo vuote e i conti sotto torchio, frena i motori. Il cartoon di Ben Jennings sul Guardian inchioda il presidente a un razzo fermo al pad: slogan roboanti, bandiera a stelle e strisce, ma il carburante è politico e scarseggia.

Il ritorno di trump alla guida dello sbarco

Nei suoi primi 100 giorni di secondo mandato Trump ha riattivato il programma Artemis, promettendo un americano sul suolo lunare entro il 2027. Lo stanziamento chiesto alla Camera: 8 miliardi in più. I repubblicani lo applaudono, i democratici lo ostaggiano e il disegno di Jennings ritrae proprio questo stallo: il razzo è fermo, la fiamma è un tweet.

La Nasa, dal canto suo, ha già speso 4 miliardi per lo Space Launch System che ancora non vola con regolarità. A Houston dicono che «una data certa non esiste finché il Congresso non firma». Tradotto: la luna è lontana quanto un bilancio federale.

Perché la corsa si è trasformata in tavola elettorale

Perché la corsa si è trasformata in tavola elettorale

Lo spazio è sempre stato teatro di propaganda, ma stavolta la posta è diversa. Trump cerca un trionfo simile a quello di Kennedy nel '69, per timbrare la storia prima del 2028. Peccato che la Cina progetti il proprio lander nel 2028 e l'Europa stia tessendo accordi commerciali con le startup di lancio. La luna rischia di diventare un mercato, non solo un trofeo.

Intanto, la stazione orbitale Gateway – cuore logistico della missione – è ancora in fase di moduli. Costo stimato: 40 miliardi. Se i fondi non arrivano entro l'autunno, slitterà di altri due anni. E i contractor, da Lockheed a Blue Origin, iniziano a guardare altrove.

Jennings disegna il vuoto sotto il razzo: il vuoto è il piano, non lo spazio.

Il conto alla rovescia parte dai seggi, non dai secondi

Il conto alla rovescia parte dai seggi, non dai secondi

Il presidente ha chiesto al capo della Nasa, Pam Melroy, «risultati visibili prima del midterm». Tradizione vuole che l'amministratore sia al di sopra delle parti, ma Melroy sa che il suo bilancio passa per mani di commissari che giocano a carte sul tavolo del debito pubblico. È già in circolazione un emendamento bipartisan per tagliare il 12% alla voce «esplorazione profonda» se non verranno trovati risparmi interni. Il segnale: la luna può attendere, la spending review no.

Ecco il motivo per cui il cartoon non mostra astronauti: mostra politici agganciati al razzo come parasole elettorali. Finché a Washington si litiga sui tetti di spesa, nessun piede umano si poserà di nuovo sul suolo polveroso di Artemis.

La prossima volta che Trump alzerà lo sguardo verso la luna, dovrà prima abbassarlo sul preventivo. La luna resta lì, immobile. A muoversi è solo la lancetta del debito.