Un drone ucraino si schianta in finlandia: l’aria del baltico è un covo di droni fuori controllo
Un AN-196 ucraino è atterrato ieri notte nei boschi di Kouvola, in Finlandia. L’esercito di Helsinki l’ha riconosciuto, ma non ha sparato: troppo vicino a case e linee elettriche. È il quarto episodio in dieci giorni lungo la costa nordica: Estonia, Lettonia, Lituania registrano oggetti simili, tutti con lo stesso copione – volo basso, navigazione impazzita, silenzio radio.
Il segnale disturbato arriva da kaliningrad
Il premier Petteri Orpo non gira intorno: «La jamming russa sta deviando i droni di Kiev verso di noi». Tradotto: i sistemi di guerra elettronica di Mosca storicizzano i segnali GPS, mandando fuori rotta i quadricotteri che cercano di colpire i depositi di petrolio elettrificati di San Pietroburgo. Risultato: un raggio d’azione teorico di 800 km diventa una roulette balistica che finisce in Europa.
L’F/A-18 Hornet finlandese è decollato alle 2:37, ha illuminato il drone con il radar, ha ottenuto identificazione amica, ma ha ricevuto ordine di non intervenire. Il costo politico di abbattere un mezzo alleato è superiore al rischio d’immagine di un impatto civile. Due ore dopo, il velivolo si è schiantato in un’area paludosa; le autorità hanno recuperato i resti carbonizzati e un numero di matricola kieviano ancora leggibile.
L’AN-196 è un modello da ricognizione prodotto nel 2022, in teoria blindato contro le interferenze. Se anche quella piattaforma viene “persa” nel Baltico, significa che la contromisura russa ha fatto un salto qualitativo. Lo dimostra la catena: prima il drone perde il waypoint, poi oscilla tra 40 e 90 metri d’altezza, infine entra nel corridoio civile di Tampere-Helsinki. Un percorso che nessun software di sicurezza ha previsto.

Il prezzo lo paga chi è in mezzo
La reazione di Kiev è arrivata in tarda serata: «Indaginiamo, ma la responsabilità è di chi disturba i segnali». Traduzione: non ci sarà risarcimento, né ammissione di colpa. Intanto la Finlandia ha sospeso tutti i voli civilinotturni sotto i 3.000 metri nella regione di Kymenlaakso, un colpo da 4 milioni di euro a settimana per il cargo locale.
Il dossier ora finisce sul tavolo della Nato. Il 25 giugno i ministri della Difesa si riuniscono a Bruxelles con un punto aggiunto all’ordine del giorno: regole d’ingaggio condivise per i droni deviati. Obiettivo: evitare che un missile surface-to-air finlandese abbatta per errore un MQ-9 statunitense o, peggio, un Reaper polacco. È la prima volta che l’Alleanza deve scrivere un protocollo per uccidere un alleato per sbaglio.
Il bilancio, per ora, è di trenta droni fuori rotta dal 1° maggio. Di questi, otto si sono schiantati, due hanno danneggiato linee elettriche, uno è finito nel lago Peipus. Nessuna vittima, ma l’assicuratore finlandese If P&C ha già alzato del 18% la tariffa sui danni da oggetti volanti non identificati. «È solo l’inizio», dice un analista di Helsinki: «Se l’estate porterà nuovi attacchi di Kiev su San Pietroburgo, il cielo del Baltico diventerà un tappeto di ferro volante.»