Washington paralizzata: 44 giorni di shutdown, aeroporti in tilt e la guerra all'iran che fa esplodere i prezzi

Mentre i jet militari decollano per Teheran, i TSA fanno gli autisti Uber per pagare l’affitto. È la fotografia di un’America che si candida al record di shutdown più lungo della storia: 44 giorni senza stipendio per il Dipartimento Homeland Security, 500 addetti alla sicurezza aeroportuale già gettati nella trappola della gig-economy e code chilometriche nei terminal pronti a peggiorare con l’arrivo della Coppa del Mondo a giugno.

Il giorno dello stop

Il Congresso ha abbandonato Washington per le vacanze di Pasqua scaricando su Trump il peso della vertenza: i democratici vogliono riformare l’ICE, i repubblicani no. Nel frattempo il presidente ha firmato un ordine esecutivo per pagare domani gli agenti TSA con fondi di emergenza, ma l’effetto domino è già in moto: gli ICE — fino a ieri solo pattuglie di frontiera — adesso controllano i documenti ai gate, soppiantano i metal detector e intasano ancora di più i tempi d’attesa. Il risultato? Un esperimento di sicurezza nazionale che costa caro a chi parte e a chi resta.

Jim Himes, democratico in Intelligence, denuncia: «Il presidente sta pagando gli stipendi TSA con una scorciatoia legale quantomeno dubbia». Dall’altra parte Tom Homan, zar dell’immigrazione, si difende: «Non è un bluff, è strategia. Se il Congresso non vuole finanziare la sicurezza, la troveremo altrove». Ma il “altrove” è già qui: agenti addestrati per caccia a uomini che adesso controllano i trolley da Newark a LAX.

Il prezzo della guerra a colpi di tweet

Il prezzo della guerra a colpi di tweet

Il conflitto con l’Iran entra nel secondo mese e il prezzo medio della benzina schizza a 4,42 dollari al gallone, +37% rispetto a gennaio. Trump twitta: «Loro negoziano, sono stremati», ma i dati della EIA raccontano un’altra storia: scorte in calo di 8 milioni di barili, raffinerie in allerta e futures che scommettono su 100$ il barile entro maggio. Il rischio stagflazione — crescita zero più inflazione galoppante — torna a inquinare i sondaggi elettorali a nove mesi dal voto di midterm.

Intanto il Pentagono accelera lo schieramento di truppe in Kuwait e Bahrain: 5.000 marine aggiuntivi, portaerei Ford nel Golfo Persico, ordine di “pronti per offensiva di terra entro 60 giorni”. Le basi americane in Iraq, però, registrano un aumento del 40% di attacchi con droni, e il consigliere per la Sicurezza Nazionale si divide tra promesse di “vittoria rapida” e briefing riservati che descrivono scenari di guerra lunga e insanguinata.

La strada per novembre passa dai terminal

La strada per novembre passa dai terminal

Sabato scorso oltre due milioni di manifestanti — cifra record dal 2020 — hanno invaso le piazze di 120 città contro “la guerra senza via d’uscita”. Le magliette verdi dei sindacati TSA si mescolavano ai cartelli “No blood for oil 2.0”, mentre i repubblicani moderati di collegi chiave come Pennsylvania-07 e Arizona-01 registrano cali di consenso fino al 6%. La Cook Political Report sposta otto seggi da “toss-up” a “lean Democratic”, e il paracadute di Trump rischia di trasformarsi in boomerang.

Il dramma è nel dettaglio: ogni famiglia americana spenderà quest’anno 670$ in più per carburante, secondo AAA, e l’angolo social delle low-cost è già un rosario di video che mostrano passeggeri imprecare contro tempi d’imbarco triplicati. «Se il prezzo del gas è la tassa che nessuno vota», mi ha detto un analista di Unicredit, «allora il voto di protesta è già partito con il pieno alla pompa».

La parola “shutdown” torna a fare da padrone nei notiziari, ma stavolta è soltanto la sigla di una crisi più profonda: sicurezza interna affidata a escamotage contabili, sicurezza esterna giocata su un’offensiva accelerata, e il cittadino medio che paga il conto due volte: una volta al distributore e una volta al check-in. Il Congresso riaprirà i lavori a metà aprile; nel frattempo l’America è già in transito, con la valigia pronta e il serbatoio mezzo vuoto.