Porta via l’immondizia di quartiere e sale gratis su transmilenio: bogotà impazzita su tiktok

Un tizio in bermuda, due passi traballanti e una caneca blu della raccolta stradale stretta tra le braccia. In 15 secondi entra nella stazione Calle 76 di TransMilenio, scansa i tornelli, nessuno lo ferma e il video s’impenna: 4,3 milioni di visual, 12.700 commenti, colonna sonora Macondo dei Los Hispanos che trasforma la scena in soap-opera surrealista.

Lo ha ripreso l’account denunciasciudadanas1 mentre, tra i passeggeri attoniti, urlava: «Mire, pues vea. Non paga, si carica la spazzatura del distretto e se ne va». Due secondi dopo l’uomo è dentro il bus, la caneca sporge come trofeo, i vigilantes non esistono, la polizia tace. È mercoledì, le 7:43 del mattino, bogotà ancora mezza addormentata scopre di vivere in un episodio di El Gabo senza magia, solo caos.

La denuncia che divide i social

La reazione è un muro di post bilingue. «Con il cellulare si chiama la polizia, non si filma», scrive un avvocato. «Se nessuno documenta, il fatto non esiste», replica un studente. In mezzo, meme che trasformano la caneca in passegro frequentatore dell’Expreso e l’hastag #CanecaLibre che finisce in tendenza davanti a Barbie e Messi.

Lo scaricabarile è lampante: TransMilenio parla di «sistema di controllo in fase di rafforzamento» ma al tornello della 76 non c’è neanche un lettore biometrico. Il distretto promette «aumento di agentes» e intanto taglia 1.200 posti di guardie appaltate lo scorso anno. Risultato: 3,2 miliardi di pesos di biglietti non timbrati solo nel 2023, pari a 130 mila pasaggi gratis al giorno. La cifra parla da sé.

Perché la caneca fa più rumore di un ladro

Perché la caneca fa più rumore di un ladro

Il punto è il simbolo. A bogotà la raccolta è appaltata, ogni contenitore vale 320.000 pesos sul mercato nero del ricicla. Portarla via è reato minore, ma trasformarla in biglietto omaggio è un insulto doppio: evadi e svaluti la cosa pubblica sotto gli occhi di tutti. «Il messaggio è chiaro: lo Stato è un optional», mi spiega un ex funzionario del piano di gestione rifiuti, «e il video è la prova che l’illegalità ormai si consuma in diretta, senza paura».

La canzone di sottofondo, Macondo, non è un caso. Il testo parla di un paese «che non esiste sulla carta geografica» dove «le cose accadono e nessuno se ne stupisce». Perfetta colonna sonora per una città che perde 5.400 contenitori all’anno e recupera appena il 18 per cento. «Siamo nel regno dell’inevitabile trasformato in normale», commenta un analista urbano, «e il like è l’unica multa che conta».

Intanto l’uomo è sparito nel flusso quotidiano di 2,4 milioni di passeggeri. Nessuno sa se abbia venduto la caneca, se l’abbia portata a casa o se, beffardo, l’abbia usata per conservare i ricordi di una giornata da antieroe. Fatto sta che, a bogotà, la spazzatura adesso viaggia in bus e tutti pagano il biglietto meno lui. Il resto è cronaca di una capitale che guarda, ride, scrolla le spalle e si dimentica prima del prossimo video.