Putin regala a vučić il gas a metà prezzo: l’europa trema, la serbia balla
Zagabria, 30 marzo – Mentre Bruxelles cerca disperatamente di staccare la spina al rubinetto russo, Aleksandar Vučić esce da una telefonata di cinquanta minuti con Vladimir Putin e annuncia: per i prossimi tre mesi Belgrado pagherà il metano 320-330 dollari per mille metri cubi, meno della metà del prezzo di mercato. Pezzo d’occasione da 690 a 320, sconto da capogiro che trasforma la Serbia nel paese europeo col gas più economico dopo la Bielorussia.
L’accordo scatta all’ultimo respiro: il contratto in scadenza domani, 31 marzo, con Gazprom avrebbe lasciato la Serbia senza forniture. Invece no. «Putin ha tenuto aperto il rubinetto», ha esultato Vučić, citato dall’agenzia Tanjug. Il volume garantito è di sei milioni di metri cubi al giorno, pronto a salire se l’inverno dovesse tornare a farsi sentire. Tradotto: la Serbia può permettersi di accendere i riscaldamenti anche a maggio, se serve.

Il prezzo segreto che spacca i balcani
La cifra è un colpo basso per Zagabria e Sarajevo, ancora agganciate all’hub europeo dove il gas quota sopra i 600. A Belgrado, invece, il costo del metano scende sotto quello della produzione interna. Risultato: l’industria serba respira, l’inflazione rallenta e Vučić sale di dieci punti nei sondaggi senza nemmeno sfilare un bandierino.
Ma c’è un dettaglio che nessuno mette in prima pagina: l’80 per cento del gas consumato nel 2024 – 2,2 miliardi di metri cubi su 2,8 totali – arrivava già da Mosca. L’accordo di oggi non è un’inversione di rotta, è la cronica dipendenza che diventa patto di ferro. Il 13% dal Azerbaijan e il 7% di estrazione domestica restano numeri da statistiche, non da bilancio.
La Commissione europea guarda, storce il naso e tace. Belgrado è candidata all’adesione, ma tiene il piede in due scarpe: Bruxelles per i fondi, Mosca per l’energia. E mentre von der Leyen predica la diversificazione, Vučić stringe la mano a Putin e firma l’ennesimo ribasso da guerra fredda.
La lezione è cruda: sul gas non esistono sanzioni, esistono solo prezzi. E oggi la Serbia ha pagato il biglietto più basso d’europa. Peccato che il costo reale – dipendenza, reputazione, futuro europeo – lo pagherà dopo, a stagioni già contate.
