Putina estende la scappatoia rubli: gas russo, banche non sanzionate e un silenzioso via libera fino al 2026

Il Cremlino ha appena allungato di oltre un anno la scadenza che permette agli acquirenti occidentali di gas russo di pagare in rubli senza passare per Gazprombank, la banca-finanziatrice ufficiale del conflitto ucraino e finita nel mirino del Tesoro USA. Un decreto firmato da Putin il 31 marzo sposta la deadline dal prossimo 1° aprile al 1° luglio 2026, offrendo a Mosca un margine di manovra che nessuno, a novembre 2024, aveva previsto.

Perché la proroga è una boccata d'ossigeno per l'export russo

Fino a ieri l'unico sportello autorizzato per lo scambio valutario era Gazprombank, colosso sotto embargo americano da quando Washington l'ha accusato di pilotare pagamenti per materiale militare. L'alternativa? Chiudere i rubinetti. Con la proroga, invece, i clienti europei e asiatici possono continuare a procurarsi rubli in qualsiasi istituto interno, aggirando il rischio di sanzioni secondarie. Il messaggio è chiaro: Mosca non può permettersi un calo delle entrate da gas, ancora pari a circa 90 miliardi di dollari l'anno nonostante la guerra.

Lo schema è raffinatamente pragmatico. Le società di approvvigionamento aprono conti in banche russe non ancora blacklisted, versano valuta forte e ricevono rubli da trasferire a Gazprom. In questo modo il flusso non si interrompe, l'Unione Europea riceve il 15% del metano che le serve e il Kremlin incassa senza soccombere al embargo. Un triangolo commerciale che, di fatto, alleggerisce la pressione occidentale.

Il silenzio di bruxelles e il conto economico che nessuno vuol pagare

Il silenzio di bruxelles e il conto economico che nessuno vuol pagare

Stranamente, da Bruxelles non è arrivata nessuna dichiarazione ufficiale. Nemmeno un tweet. L'ultima volta che l'UE si è mossa per chiudere le vie di aggiramento fu nell'estate 2023, quando introdusse il price cap sul petrolio. Oggi, a fronte di prezzi all'ingrosso tornati a salire e di scorte che calano più velocemente del previsto, la priorità sembra diventata il rifornimento, non la morale. Le aziende tedesche e italiane, infatti, stanno ancora ricevendo metano russo attraverso l'Austria e la Slovacchia, canali che rientrano nel meccanismo appena prorogato.

Il dato che fa tremare i competitor statunitensi? Secondo l'International Energy Agency, nel 2025 la Russia potrebbe mantenere una quota di mercato sul gas liquido superiore al 20% in Asia, proprio grazie a questi espedienti. Washington ha minacciato nuove tariffe, ma per colpire davvero dovrebbe allargare l'elenco nero a decine di banche minori, innescando un effetto domino sui pagamenti agricoli, farmaceutici e tecnologici. Un costo politico che, per ora, nessuno vuole sostenere.

La scadenza del 2026, allora, non è solo una questione di calendario: è la tacita accettazione di un patto sporco dove l'energia continua a scorrere, le sanzioni restano sulla carta e il conflitto si alimenta di rubli freschi. Un anno e mezzo di tempo per trovare alternative che, al momento, non esistono.