Corea: la passione di una curatrice per un'arte dimenticata
Beth McKillop, scomparsa a 72 anni, ha dedicato la sua vita a restituire dignità all’arte coreana, relegata a un ruolo secondario nella storia dell’estremo Oriente. Un lavoro pionieristico che ha cambiato per sempre il modo in cui il mondo occidentale percepisce la ricchezza e la complessità culturale della penisola.
Un’eredità nascosta, un’iniziativa rivoluzionaria
Prima che il cinema, la televisione e la musica coreani conquistassero il globo, McKillop, curatrice e studiosa di grande talento, si batteva per far riconoscere il valore intrinseco delle tradizioni artistiche coreane, lontane da un’interpretazione puramente comparativa con Cina e Giappone. Attraverso il suo impegno presso il Victoria & Albert Museum e la British Library, ha contribuito a trasformare radicalmente la comprensione dell'arte coreana, introducendo un pubblico vasto – studenti, ricercatori e visitatori – alla ceramica, ai libri e al design del paese.
Il suo contributo più significativo, datato tra il 1990 e il 1993, fu la creazione della prima galleria museale permanente dedicata all'arte coreana nel Regno Unito, grazie alla sua nomina come Samsung Curator al V&A. Un’iniziativa che ha portato all'arricchimento delle collezioni museali con oltre 120 oggetti, sia storici che contemporanei, tra cui il celebre vase celadon del ceramista Shin Sang-ho, un’opera emblematica del dialogo tra tradizione e innovazione.

Dettagli che fanno la differenza
Come sottolinea McKillop nel suo catalogo, il vaso «omaggia la tradizione della dinastia Koryŏ [918-1392] con il suo bordo rivolto verso il basso, piccoli anelli ai spalle e la delicata incisione di due cigni bianchi e neri in volo», ma si distingue per la sua struttura angolare. «Il tronco di un pino sembra emergere da una delle linee che dividono la bottiglia in sezioni irregolari, e le sue foglie si protendono lungo le linee della crepa nella ceramica». Un’attenzione maniacale ai dettagli, che si estende anche ai tessuti, ai mobili e alle arti decorative, come dimostra lo splendido folding screen del XIX secolo raffigurante le quattro stagioni.
Ma la sua opera non si limita all'estetica. McKillop ha promosso l’incontro tra passato e presente, con la veste nupciale Wonsam del designer Lee Young-hee, un esempio di come le tradizioni continuino ad evolversi nel tempo, e il dipinto Tanch’ŏng del 1991, un’opera del monaco buddista Venerabile Yi Man-bong che testimonia la maestria artistica coreana.

Un percorso inatteso
L'interesse per la Corea di McKillop è nato quasi per caso, durante il suo lavoro nella sezione cinese della British Library, dove ha notato la mancanza di competenze specialistiche nella collezione coreana. Sostenuta dalla biblioteca, ha iniziato a studiare la lingua coreana presso l'Università di Soas, sotto la guida di William Skillend, uno dei fondatori degli studi coreani in Gran Bretagna. Un'evoluzione che ha trasformato un'esigenza curatoria in un impegno intellettuale profondo e duraturo.

Un’eredità duratura
La sua carriera, costellata di incarichi prestigiosi e di collaborazioni internazionali, ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama museale britannico. Dalla nomina a keeper of Asia al V&A, alla direzione delle collezioni e al deputy director, McKillop ha sempre incarnato una leadership illuminata e un profondo rispetto per l'arte e la cultura coreana. Il dono più grande al British Museum, brokato grazie alla sua instancabile dedizione, è stato l'acquisizione della collezione di ceramiche coreane, un patrimonio di inestimabile valore. Elizabeth Dorothy McKillop ci ha lasciato, ma il suo lavoro continua a ispirare nuove generazioni di curatori e studiosi, dimostrando che la vera arte non conosce confini, né tempi.
