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Cupich e leone xiv lanciano un grido anti-guerra: «depositate le armi, dio non ascolta chi combatte»

«Depositate le armi e ricordatevi che siete fratelli». La frase di Blase Cardinale Cupich, arcivescovo di Chicago, ha aperto la Domenica delle Palme con un tono profetico. Davanti alla Holy Name Cathedral, Cupich ha ripreso il messaggio lanciato poche ore prima da Papa Leone XIV in piazza San Pietro: «Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra». Due voci, un solo coro. E il coro è un no secco alla violenza.

Il re di pace contro i profeti di morte

Il re di pace contro i profeti di morte

Leone XIV ha parlato di Gesù come «Re di pace». Non ha usato mezzi termini. Ha denunciato chi invoca il nome di Dio per giustificare armi e bombe. Ha benedetto i cristiani del Medio Oriente costretti a vivere la Settimana Santa tra i botti di artiglieria. Il timing è perfetto: la Domenica delle Palme segna l’inizio della settimana più sacra per il cristianesimo. E il contrasto tra il messaggio di misericordia e il sangue versato in Ucraina, Gaza, Sudan è lampante.

Cupich, dal pulpito di Chicago, ha aggiunto un dettaglio che nessuno racconta: «Quando preghiamo con il rosario in mano e l’odio nel cuore, trasformiamo l’altare in un campo di battaglia». La liturgia diventa così una specie di teatro dell’assurdo: si celebra la vittoria della vita mentre fuori si continua a morire.

La Chiesa cattolica si trova davanti a un bivio. Da un lato, la dottrina della guerra giusta ancora in piedi. Dall’altro, un papa che parla come un pacifista radicale. Il gap è enorme. E la gente lo percepisce. In Medio Oriente, i parroci hanno ricevuto istruzioni per leggere il messaggio di Leone XIV durante tutte le messe pasquali. Un segnale chiaro: il Vaticano vuole una Chiesa che predica con l’esempio, non con i silenzi.

Il risultato? Le messe di Domenica delle Palme hanno avuto un tono diverso. Meno fiori, più accuse. Meno processioni, più confessioni di complicità. Un fedele di Beit Jala, in Cisgiordania, ha raccontato: «Per la prima volta il prete non ha parlato di resurrezione, ma di responsabilità. Ha detto che se crocifiggiamo ancora, non c’è trionfo che tenga». La parola croce è diventata uno specchio. E molti non sopportano il riflesso.