Il prete che sfidò la city: da aldgate ai margini, la rivolta di malcolm johnson
Lo hanno costretto a firmare un’ordinanza di sfratto con tanto di sigillo civile, ma non gli hanno mai tolto il pulpito. Malcolm Johnson, rettore di St Botolph’s Aldgate per diciotto anni, è morto a 89 anni lasciando un buco nella City of London che nessun bonus bancario potrà mai colmare.
È stato lui a trasformare la cripta della chiesa in un dormitorio aperto per senzatetto e tossicodipendenti quando il quartiere finanziario contava i penny dei miliardi. Ha raccolto fondi per due ostelli, ha ospitato il Lesbian and Gay Christian Movement finché la corte ecclesiastica, spinta dai tradizionalisti, non gli ha intimato di consegnare le chiavi nel 1988. Ha firmato, sì. Ma prima ha trovato un rifugio nuovo al centro Oxford House di Bethnal Green, da lui stesso presieduto.
Una teologia di strada, fatta di carne e numeri
Nato a Great Yarmouth, figlio unico di un industriale di cerate da pesca, ha rifiutato l’eredità di famiglia per arruolarsi tra i Royal Anglian a Cipro e poi laurearsi in teologia a Durham nel 1960. Sacerdote dal 1962, ha capito subito che il Vangelo si leggeva meglio nelle code dei dormitori che nei salotti dell’Athenæum Club, dove peraltro passava il tempo libero.
Il suo primo atto di disobbedienza fu un te-dance settimanale per omosessuali alla Fondazione Reale di Santa Caterina, lanciato nel 1967 appena il Sexual Offences Act depenalizzava parzialmente l’omosessualità. Cinquant’anni prima del matrimonio egualitario, Johnson già celebrava l’amore che non osava pronunciare il proprio nome.
La sua parrocchia divenne laboratorio sociale: centinaia di coperte distribuite, colazioni calde, naloxone prima che se ne conoscesse il nome. I banchieri passavano davanti, qualcuno entrava a versare la quota del Christmas bonus e usciva con la coscienza lavata a secco. Lui intanto compilava rapporti per il Consistory Court che recitavano come atti d’accusa contro la propria chiesa.

L’evizione del 1988: quando la legge civile sconfessò la carità
La Diocesi di Londra vinse la causa: il movimento LGBTQ+ doveva lasciare la sacrestia. Johnson dovette apporre la firma sul foglio che sanciva l’espulsione. Firmò, ma quel giorno scrisse sul proprio diario: «Ho appena imparato che la cripta è più vuota della tomba di Cristo». Poi trovò una nuova casa per gli amici, continuò a presiedere il trust, continuò a pregare.
Ha trascorso 57 anni accanto a Robert Wilson, diventati civil partners nel 2006 quando l’Inghilterra finalmente glielo concesse. Ha pubblicato le memorie nel 2013: Diary of a Gay Priest – The Tightrope Walker. Un titolo che suona come un resoconto di battaglia, perché lo è stato.
Johnson è morto mentre la City brinda a nuovi record di Borsa. Nessuno scenderà in strada a dire che quel successo è anche merito suo, ma i senzatetto che dormono sotto i portici di Aldgate ricordano ancora il prete che pagava di tasca proprio i sacchi a pelo. La Church of England tarda a ordinare donne e gay? Johnson ha già scritto la risposta: si fa, punto. Il resto è cronaca dei numeri, non delle anime.