Ronaldo lancia la sfida: «con ancelotti il brasile è già pronto per il sesto mondiale»

«Ancelotti aggiusterà gli ultimi dettagli. Il Brasile arriverà al 2026 per vincere». A parlare è Ronaldo, Fenomeno vero, due volte campione del mondo, oggi ambasciatore senza età della Seleção. Da Orlando, dove i verdeoro preparano l’amichevole con la Croazia, l’ex centravanti ha consegnato alla Cbf una frase che suona come un proclama: «Abbiamo talenti mostruosi e un allenatore impressionante. Il sesto titolo è un obiettivo realistico».

L’incontro è avvenuto lunedì, a porte chiuse del centro sportivo di Kissimmee. Ronaldo è arrivato con Rivaldo, Bebeto e Edmílson: quattro campioni del passato, quattro coppe del mondo sul petto, per un totale di 13 mondiali vissuti in prima persona. «La loro presenza non è folklore», spiega un dirigente federale. «Serve a trasmettere serenità quando il gruppo è sotto pressione. E a ricordare che il Brasile non si è mai accontentato di partecipare».

L’ossessione del dettaglio che manca

Il «dettaglio» di cui parla Ronaldo è una parola d’ordine. Dal 2002, l’anno dell’ultimo trionfo, la Seleção ha collezionato delusioni: quarti di finale come tetto massimo, eliminazioni con gol subiti sempre negli ultimi minuti, un’immagine di squadra fragile quando il pallino diventa pesante. Ancelotti, assunto a gennaio con contratto fino al 2026, ha trasformato la preparazione in laboratorio: ogni allenamento è registrato, ogni movimento analizzato, ogni scelta tattica discussa in gruppi ristretti. «Carlo è un ingegnere dell’equilibrio», racconta il Fenomeno. «Sa quando stringere e quando allentare. È la prima volta, dopo Dunga e Tite, che vedo un c.t. che non urla, ma fa parlare i numeri».

I numeri, per ora, dicono che il Brasile ha vinto 7 delle 8 partite ufficiali del 2025, subendo solo due gol. Ma la vera prova è il clima: «Leggero, sano», secondo Ronaldo. «Non si respira quella tossina da “dovere vincere”, ma la consapevolezza di poter farlo».

Il patto tra generazioni

Il patto tra generazioni

La visita di Orlando è anche un esercizio di memoria. Bebeto ha portato il video del 1994, quando Romário ballava il “baby dance” negli spogliatoi. Edmílson ha raccontato il 2002, l’anno in cui il Brasile partiva sfavorito e conquistò il pentacampeonato. «Non è nostalgia», precisa Ronaldo. «È capitale sociale. I giovani di oggi – Endrick, Savio, Matheus Cunha – non hanno mai vissuto un successo mondiale. Dobbiamo trasferire loro l’idea che il trofeo è un diritto acquisito, non un’utopia».

Il prossimo test sarà sabato contro la Croazia, finalista del 2022. Una partita che, nelle intenzioni della Cbf, deve valere più di un semplice ranking: «Vogliamo misurare la reazione sotto stress», confessa un assistente di Ancelotti. «Se passiamo questo esame, il Mondiale diventa una questione di dettagli. E Carlo è il miglior regista di dettagli che abbiamo».

Ronaldo se ne va senza firme autografo. Prima di salire sul pulmino, lascia un’ultima frase: «Il Brasile non è mai stato outsider. È solo tornato ad essere favorito». Pochi secondi, tonalità di certezza. Come un rigore che sa già di rete.