Rubio difende i raid su iran: «rischio intollerabile»

Più di duemila morti. Forse tremila e cinquecento, secondo chi conta anche i civili che le autorità di Teheran preferiscono non mettere troppo in primo piano. Tra le vittime c'è la guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. C'è il ministro della Difesa. C'è il capo dell'intelligence. L'operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran non è un'azione chirurgica: è una decapitazione di Stato. E Marco Rubio, segretario di Stato americano, è andato in video per spiegare perché era necessario farlo adesso.

Lo scudo convenzionale che washington non poteva tollerare

L'argomento di Rubio è tecnico, quasi freddo. L'Iran, dice, stava costruendo quello che lui definisce uno «scudo convenzionale»: un arsenale così massiccio di missili e droni da rendere di fatto impossibile qualsiasi futura azione militare contro il suo programma nucleare. Un ombrello di ferro. Una deterrenza non atomica, costruita proprio per proteggere l'ambizione atomica.

«Eravamo al limite», ha dichiarato in un video diffuso dalla Casa Bianca. «Un Iran con così tanti missili e così tanti droni che nessuno avrebbe potuto fare nulla riguardo al suo programma di armi nucleari in futuro. Questo era un rischio intollerabile.» La logica è quella del colpo preventivo: meglio agire prima che il bersaglio diventi inaccessibile. Una dottrina che Washington applica con la disinvoltura di chi sa di non dover rispondere a nessun tribunale internazionale che conti davvero.

Il nodo dell

Il nodo dell'arricchimento che teheran non ha mai sciolto

Rubio ha poi affrontato il capitolo nucleare con una franchezza insolita per la diplomazia. Il punto non è l'energia. Il punto è l'arricchimento. «Se volessero davvero l'energia nucleare, potrebbero averla come ce l'hanno tutti gli altri paesi del mondo», ha detto. Basterebbe importare combustibile, costruire reattori in superficie, sotto gli occhi di tutti. Invece Teheran ha scelto impianti sepolti nelle montagne, lontano da qualsiasi ispezione seria.

La distinzione tecnica che Rubio sottolinea è quella che gli analisti del settore conoscono bene: le centrifughe usate per arricchire l'uranio a scopo energetico sono le stesse che, spinte oltre, producono materiale a grado militare. La doppia valenza tecnologica del ciclo del combustibile nucleare è il cuore del problema iraniano da vent'anni. Teheran ha sempre respinto ogni proposta che implicasse la rinuncia all'arricchimento domestico. Ogni volta, senza eccezioni.

I numeri che pesano più delle dichiarazioni

I numeri che pesano più delle dichiarazioni

La cifra ufficiale iraniana parla di oltre 2.000 morti. L'ONG Human Rights Activists in Iran, con sede negli Stati Uniti, arriva a 3.500, precisando che la maggioranza sono civili. Tra loro, 244 bambini. Sono numeri che nessuna giustificazione strategica riesce a contenere dentro una narrativa ordinata.

Tra le vittime istituzionali figura anche Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, insieme ai vertici militari e dei servizi. La struttura di comando della Repubblica Islamica è stata colpita in modo sistematico. Non è la prima volta che si parla di «decapitazione» come obiettivo operativo, ma raramente si era visto eseguito con questa ampiezza in un paese sovrano che non era formalmente in guerra con gli Stati Uniti.

Trump ha deciso, rubio spiega

Il segretario di Stato ha chiuso il cerchio con una frase che suona più come un epitaffio che come una giustificazione: questa era «l'ultima e migliore opportunità» per eliminare l'arsenale iraniano di missili e droni. Dopodiché, il prezzo sarebbe diventato troppo alto. Donald Trump, ha detto Rubio, «ha preso la decisione giusta di mettere fine a tutto questo adesso».

L'obiettivo dichiarato dell'operazione è costringere l'Iran a impegnarsi «seriamente davanti al mondo» a non sviluppare mai armi nucleari, privandolo dello strumento di deterrenza convenzionale che avrebbe reso quella promessa priva di valore. Una logica coerente, nella sua brutalità. Il problema è che la storia del Medio Oriente è piena di logiche coerenti che hanno prodotto conseguenze imprevedibili per decenni. Duemila morti sono il prezzo pagato finora. Il conto finale è ancora aperto.