Rubio minaccia di ricalibrare la nato: «se madrid ci nega le basi, l'alleanza non vale»
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha acceso un incendio diplomatico con una frase che suona come un ultimatum: se la Spagna e altri alleati continuano a chiudere i porti e lo spazio aereo agli F-Usa in missione contro l’Iran, Washington «rivedrà» il senso stesso di stare nella NATO. Parole dette a reti unificate, in un’intervista ad Al Jazeera, che hanno gelato subito Madrid e fatto tremare i pianificatori militari di Bruxelles.
La reazione del governo spagnolo è arrivata puntuale: «Rota e Morón non saranno mai trampolini per una guerra che consideriamo illegale e ingiusta», ha ribattuto la ministra della Difesa Margarita Robles. Vietato decollare, vietato atterrare, vietato anche sorvolare. Un muro di cemento e di principi che, secondo Rubio, trasforma l’alleanza Atlantica in un contratto a senso unico: «Noi garantiamo la sicurezza europea, ma quando ne abbiamo bisogno ci dicono di no. Non è un buon affare».
Il conto che washington non vuole più pagare
Il dato che brucia è economico. Gli Stati Uniti coprono il 70% del budget militare della NATO. Hanno stanziato 855 miliardi di dollari per la difesa nel 2024, mentre la Spagna fatica ancora a raggiungere l’obiettivo del 2% del Pil. Eppure, proprio chi investe meno oggi chiude le chiavi di casa a chi spende di più. «È come se il coinquilino che paga l’affitto intero sentisse dire che non può usare la cucina quando ha fame», ha commentato un analista del Pentagono sotto anonimato.
La Casa Bianca, per ora, minimizza: «Non abbiamo bisogno di aiuto», ha dichiarato un funzionario alla stampa. Ma nei corridoi del Dipartimento di Stato si parla già di «revisione strutturale» della presenza americana in Europa. Tradotto: meno soldati, meno armi nucleari in Italia, meno navi a Napoli e meno droni a Sigonella. Un ridimensionamento che metterebbe in crisi il modello di deterrenza costruito in 75 anni e che, per la prima volta, viene ventilato apertamente da un ministro in carica.

Il rischio di una frattura permanente
Lo scenario è quello di un divorzio lampo ma non indolore. Se Washington cominciasse a spostare i propri asset verso Polonia e Romania – Paesi che hanno aperto senza riserve le porte – la Spagna perderebbe 2.000 posti di lavoro civili a Rota e circa 120 milioni di euro all’anno di indotto economico. Morón, invece, rischia di trasformarsi in un aeroporto fantasma: 40 volti settimanali della USAF cancellati, un buco nel bilancio andaluso che nessuno ha ancora quantificato.
Intanto, il tempo stringe. L’operazione contro l’Iran è già in corso e, senza corridoi aerei europei, i B-52 sono costretti a circumnavigare il Vecchio Continente con rifornimenti in volo triplicati. Costo stimato: +35% di carburante e 14 ore di volo in più per ogni missione. Un dispendio che, a conti fatti, finirà per alimentare la fattura che il Tesoro USA già presenta ai contribuenti. E che rischia di diventare l’argomento caldo della campagna elettorale di Trump, tornato a minacciare dazi sul vino spagnolo se Madrid non cambierà posizione.
La partita, insomma, non è solo militare: è un braccio di ferro commerciale, diplomatico e persino esistenziale per l’Europa. Perché se l’America comincia a considerare la NATO un optional, il vecchio continente si troverà a difendersi da solo. E al momento ha solo due alternative: aprire i cieli o aprire il portafoglio. Entrambe, per ora, sembrano chiuse a chiave.
