Un padre lancia i figli dal tetto in fiamme: tutti salvi a new kensington

Una domenica qualsiasi è diventata un incubo lungo McCargo Street. Le fiamme hanno divorato la parte posteriore di una bifamiliare alle 8 in punto, quando la maggior parte ancora dormiva. Dentro, due nuclei familiari. Fuori, un vicino che ha sentito urlare e ha pensato subito: «Oddio, ci sono bambini?»

Lo scenario che ha trovato il capo dei vigili del fuoco Ed Saliba è da manuale di disastro nucleare domestico: oltre mille gradi, l’alluminio delle finestre liquefatto, il fumo che spuntava dalla porta come da un forno aperto. «Tutto disintegrato» ha sintetizzato lui, con la voce ancora impastata dal caldo dell’incendio.

La fuga impossibile che è diventata possibile

La fuga impossibile che è diventata possibile

Mentre i pompieri montavano in otto minuti, dentro la casa accadeva l’impensabile. Il marito è salito sul tetto, la moglie ha afferrato i tre figli e glieli ha lanciati di sotto, uno per uno. Lui li ha acchiappati al volo. Poi lei ha saltato, fratturandosi una gamba. Cinque persone sul retro, una donna sul davanti: tutti in ospedale, nessuno in pericolo di vita.

Khalil Jennings, 34 anni, abita di fronte. «Li vedo ogni giorno, quei bimbi. Quando ho capito che era fuoco, il mio cervello ha fatto solo un nome alla volta: il loro». Isaac Lozito, dall’altro lato della strada, ha aggiunto: «Non è stato un incidente. È stata una storia di adulti che hanno trasformato il panico in un piano».

Il maresciallo statale ancora non sa cosa abbia generato il calore bastante a fondere l’alluminio. L’indagine è appena iniziata, ma la cittadina di New Kensington ha già deciso che quella casa non è un rudere: è un altare laico alla velocità con cui si può passare dal caffè sul comodino al lancio di un bambino nell’aria del mattino.