Santiago perde la sfilata militare: abinader taglia il nastro (e i costi) per la crisi globale

Per la prima volta dopo anni, il 30 marzo a Santiago non si sentirà il passo cadenzato dei militari. Il governo di Luis Abinader ha cancellato il tradizionale desfile cívico-militare nella seconda città della Repubblica Dominicana e ha spiegato il perché in una nota scritta di sabato sera: nessun colpo di scena interno, solo la guerra tra Iran e Israel che si porta via anche i fuochi d’artificio caraibici.

Lo scenario è quello che i tecnici del Palazzo nazionale definiscono «riassegnazione urgente di risorse». Tradotto: i fondi destinati a carri armati lucidi e uniformi stirate finiranno in servizi sociali e opere pubbliche che, secondo l’esecutivo, hanno la priorità assoluta in un momento in cui il prezzo del petrolio schizza e le riserve valutarie sudano. La Dirección de Prensa de la Presidencia precisa che l’esercito e la Policía Nacional «conservano alto il morale», ma per quest’anno niente marcia.

Cosa resta in piedi, allora, del programma patriottico

Alle 9:00 di lunedì il presidente Abinader entrerà comunque nella Catedral Metropolitana Santiago Apóstol per il Tedeum in onore dei caduti della Battaglia del 30 de Marzo. Subito dopo passerà all’atto simbolo della giornata: la consegna di centinaia di titoli di proprietà a famiglie di Santiago, un dossier che trasforma occupanti di fatto in proprietari legali e che, secondo i calcoli del governo, fissa capitale familiare per oltre 1,2 milioni di pesos dominicani nelle tasche di chi fino a ieri non aveva garanzie.

Il pomeriggio sarà tutto un taglio di nastri. A Cienfuegos, Santiago Oeste, sorgerà un campo sportivo coperto; a Licey al Medio un secondo impianto gemello. Due opere da 78 milioni di pesos complessivi che, promettono gli assessori, «offriranno lavoro indotto per 300 giovani tecnici locali». Nessun discorso sul podio militare, ma una passerella di cantieri che fotografano la nuova strategia di propaganda: cemento e palla al piede invece che baionette.

L’austerity che piace ai mercati (e forse anche ai votanti)

L’austerity che piace ai mercati (e forse anche ai votanti)

La decisione rientra in una linea più largia. Da quando il conflitto mediorientale ha fatto volare le quotazioni energetiche, Abinader ha congelato viaggi all’estero della delegazione ufficiale, ridotto il 15% del budget pubblicitario istituzionale e imposto un tetto di 40 milioni di pesos per manifestazioni nazionali. Risultato: risparmio di 210 milioni di pesos in meno di un semestre, cifra che Palazzo trasferisce immediatamente al Fondo di stabilizzazione dei prezzi dei generi alimentari.

Il ministro di Hacienda, José Manuel Vicente, non ha bisogno di giri di parole: «Ogni peso che non spendiamo in parate è un peso che può fermare l’incremento della farina o del gasolio». Un ragionamento che i sondaggi interni premiano: secondo una rilevazione dell’ateneo UCE, il 62% dei dominicani approva la scelta di sacrificare simboli militari per favorire «interventi concreti».

Il giorno dopo si va a samaná a tagliare un’altra testa di ponte

Il giorno dopo si va a samaná a tagliare un’altra testa di ponte

Il 31 marzo l’itinerario presidenziale si sposta a Samaná. Abinader inaugurerà la nuova entrata stradale della penisola, arteria da 2,4 km finanziata con 350 milioni di pesos e promessa come «varco turistico» per decongestionare Puerto Plata. A metà mattina terrà una tavola rotonda ad Arroyo Barril con pescatori e albergatori: tema, come trasformare la destinazione in hub sostenibile prima che l’ondata di turisti post-pandemia si affievolisca.

La girandola di inaugurazioni chiuderà con la seconda palestra di Licey al Medio, spostata al martì per non accavallarsi con il Tedeum. Due province, due giorni, zero parate: la nuova metrica del consenso dominicano viene calcolata in metri quadri di cemento, non in passi di marcia.

La tradizione, insomma, si fa flessibile. E se il fronte mediorientale dovesse allargarsi, il governo già avverte: taglieremo di nuovo, stavolta forse toccando anche le feste nazionali di maggio. Il messaggio è chiaro: i tamburi di guerra lontani risuonano anche a Santo Domingo, ma qui hanno deciso di rispondere con i battiti dei cantieri, non con quelli dei militari.