Conto alla rovescia per artemis ii: a 48 ore dal lancio, gli astronauti serrano le cinture

Il cielo sulla Florida è un cielo di luna. Dentro la quarantena della Kennedy Space Center, Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen aspettano il segnale che li spedirà oltre l’orbita terrestre per la prima volta in 53 anni. Alle 18:24 di mercoledì 3 aprile – se il vento non si inventerà un altro ostacolo – il Space Launch System accenderà i motori e la capsula Orion li porterà a 407 mila chilometri da casa, più lontano di qualsiasi essere umano sia mai arrivato.

Il rito dei numeri: 49 ore, 80% di tempo favorevole, zero lavori aperti

Alle 22:44 di lunedì partirà il countdown vero. Quarantanove ore e quaranta minuti di checklist, valvole, sensori e silenzio. «È stato il briefing pre-conto più pulito che ricordi», ha detto Shawn Quinn, responsabile dei sistemi a terra. Nessun problema aperto, nessuna perdita di idrogeno come quella che a febbraio ha fatto slittare tutto. L’unico nemico resta il meteo: vento forte e nuvole troppo spesse potrebbero fermare lo show. Ma le previsioni dicono 80% di probabilità di cielo terso.

Per i quattro, l’addestramento è finito. Koch ha portato con sé il ricordo di sei passeggiate nello spazio e 328 giorni sulla Stazione. Glover, primo afroamericano a orbitare intorno alla Luna, ha solo un rimpianto: non potrà toccare il suolo. «È un volo di prova, lo sappiamo. Se il veicolo dice “no”, torneremo al pad e riproveremo. Siamo pronti a farlo cento volte», ha spiegato Wiseman, comandante di bordo.

L’anello mancante: nessun allunaggio, solo una scossa di gravità

L’anello mancante: nessun allunaggio, solo una scossa di gravità

artemis ii non atterrerà. Passerà dietro la Luna, sfrutterà la sua gravità per piegare la traiettoria e rientrare. Un giro di 10 giorni con un picco a 407 mila chilometri, appena 6.700 in più del record Apollo 13. Poi il gran finale nel Pacifico alle 20:10 del 10 aprile, davanti a San Diego. Servirà a testare propulsione, navigazione, comunicazioni e a tenere in vita quattro persone a 40 mila chilometri all’ora. Se funziona, nel 2025 un’altra crew si aggancerà ai lander di SpaceX e Blue Origin. Nel 2028, forse, qualcuno poserà di nuovo il piede sulla polvere argentata.

La sensazione, raccontano, è strana. «Vedi il razzo sul pad, alto 98 metri, e capisci che non c’è piano B: o va o si rompe tutto», ha detto Hansen, il canadese che porterà la bandiera maple leaf oltre l’orbita bassa per la prima volta. «Eppure, paradossalmente, ora siamo calmi. Abbiamo già vissuto questa storia mille volte nei simulatori. Il prossimo capitolo lo scriverà il fuoco dei motori».

Se il fuoco parte davvero, mercoledì sera il cielo non sarà solo di luna: sarà anche di quattro esseri umani che ricominceranno il viaggio interrotto nel 1972.