Editing genetico: un passo avanti, ma con occhio alla sicurezza

La corsa all'editing genetico, alimentata da scoperte rivoluzionarie come il base editing, sta rimodellando il dibattito etico e legale sulla manipolazione del DNA umano. Un’onda di ottimismo, supportata da sondaggi che indicano un crescente consenso sull'utilizzo di questa tecnologia, si scontra con un muro di preoccupazioni per la sicurezza.

Un futuro prossimo, ma non senza riserve

Un futuro prossimo, ma non senza riserve

Nonostante le proibizioni internazionali che limitano l'editing del germoplasma, un recente studio e le tendenze demoscopiche suggeriscono una crescente accettazione, persino un desiderio, di applicazioni genetiche avanzate nei prossimi anni. Ricerche in Regno Unito e negli Stati Uniti, condotte entro i limiti legali imposti dalla distruzione degli embrioni entro 14 giorni, stanno esplorando potenzialità significative nello studio dello sviluppo embrionale e delle malattie genetiche.

Dieter Egli, a capo di uno di questi studi, sottolinea la necessità di cautela, affermando che la tecnologia non è ancora pronta per l'applicazione clinica, ma che i progressi compiuti rappresentano una guida fondamentale per una ricerca responsabile e sicura. Questo sentimento è condiviso da molti scienziati, che vedono l'uso regolamentato dell'editing del germoplasma per eradicare patologie ereditarie come un obiettivo inevitabile, con la principale obiezione concentrata sulle implicazioni legate alla sicurezza.

Paradossalmente, le leggi esistenti, che pongono l'accento sulla sicurezza piuttosto che su considerazioni etiche più ampie, appaiono meno solide di quanto si possa immaginare. Il Consiglio Nazionale di Bioetica di Nuffield, e le National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine negli Stati Uniti, condividono la posizione che l'editing del germoplasma, in sé, non è intrinsecamente inaccettabile dal punto di vista etico. Tuttavia, come evidenzia la bioeticista R. Alta Charo, ogni progresso tecnologico erode le obiezioni riguardanti la sicurezza, spingendoci a questioni più profonde sul legittimo utilizzo di questa tecnologia, e in quali circostanze.

Il pubblico, a quanto pare, sta anticipando gli scienziati in questo senso. I risultati di un’indagine Ipsos rivelano un sostegno predominante all’utilizzo dell’editing genetico per correggere patologie genetiche gravi come la fibrosi cistica, e un’apprensione diffusa anche per condizioni più lievi, come l’asma. La situazione italiana mostra una convergenza di opinioni su entrambe le questioni. Questo dato è sorprendente, considerando l’opposizione decennale alla ricerca sull’IVG. Si osserva una rinnovata fiducia nella scienza e una volontà di “giocare con la materia stessa della vita”.

Ma l'editing del germoplasma non è solo un “mostro sotto il letto”. Già oggi, in paesi come il Regno Unito, dove la selezione del donatore è vietata nell’IVG, alcune coppie ricorrono a società straniere per screening genetici mirati. La preoccupante collaborazione tra aziende IVF e laboratori di ricerca sull’editing base negli Stati Uniti indica la brevità del percorso che conduce dalla cura medica al design genetico on-demand. Qualsiasi discussione deve chiarire che, nonostante le normative, è improbabile eliminare completamente questi usi oscuri.

Al momento, il divieto di editing del germoplasma dovrebbe rimanere in vigore, basato esclusivamente sulla sicurezza. Ma questo argomento potrebbe non essere sempre sufficiente. È necessario considerare i casi in cui le tecniche di selezione embrionale esistenti non sono sufficienti per trattare determinate condizioni genetiche, e valutare l'utilizzo di questa tecnologia solo in queste circostanze rare. La cifra parla da sola: il progresso tecnologico non è un destino ineluttabile.

La prossime tappe devono essere attentamente ponderate. La sicurezza è il principio guida, ma non l'unico.