Un cubo di 20 cm made in argentina orbita la luna per la nasa: è il satellite astar

Il 20×20×30 centimetri di elettronica racchiusi nel CubeSat Astar sono già in viaggio verso un’orbita a 72 000 km dalla Luna, due volte più lontana dei satellite geostazionari. Nessun Paese latinoamericano era mai entrato nella short-list della NASA per una missione Artemis: l’argentina, per la prima volta, ci è entrata con un prototolo nato tra i banchi di ingegneria dell’Università di Buenos Aires.

Dal laboratorio della uba al palcoscenico di cape canaveral

Alejandro Martínez, decano della Facoltà, racconta la genesi del colpo di fortuna diventato realtà. «Nel 2023 il direttore della NASA è venuto in visita con l’ambasciatore americano. Gli abbiamo mostrato i due master in sistemi spaziali che già eravamo costretti a finanziare coi fondi propri perché il bilancio universitario non copre nemmeno la manutenzione dell’edificio». L’invito a presentare progetti è arrivato lì, sul posto. Tra i 14 Paesi firmatari del Trattato Artemis solo quattro hanno superato la fase di analisi del rischio: Corea del Sud, Germania, Arabia Saudita e l’argentina. Il motivo? «Mandare hardware a 72 000 km significa esporre i circuiti a radiazioni mai testate su elettronica universitaria», spiega Martínez. «Un errore mette a rischio l’intera missione: la NASA ha scelto i progetti con meno vulnerabilità.»

Franco Spadachini, studente e subdirector del progetto, mostra il modello in scala 1:1 appeso alla parete del laboratorio. «È un Lego spaziale: 12 unità da 10 cm l’una, incastrate e saldate a mano. Abbiamo dovuto limare l’alluminio con la fresa da 0,2 mm perché ogni grammo in più costa 10 000 dollari di carburante». Il CubeSat ospita un ricevitore GPS modificato per misurare segnali che, in teoria, non esistono oltre i 20 000 km. «Se il posizionamento funziona sopra la costellazione, apriamo un nuovo standard per la navigazione interplanetaria low-cost», dice Spadachini mentre controlla il laptop che riceve i dati in tempo reale dalla stazione di terra installata sul tetto della facoltà.

Il futuro si paga con la giunta o con la raccolta fondi

Il futuro si paga con la giunta o con la raccolta fondi

Il lancio, previsto per mercoledì da Cape Canaveral, potrebbe slittare per un fronte temporalesco. L’evento pubblico al C3 di Buenos Aires resta in bilico: «Se il vento supera i 25 nodi, il public viewing si sposta di 24 ore», avverte Spadachini. La missione è già un successo politico: il governo annuncia l’ingresso dell’argentina nel club spaziale mentre i docenti protestano per 200 rinunce accumulate in tre anni. «Il nostro stipendio medio è di 600 dollari: quando un ricercatore riceve un’offerta da 4 000 euro al mese in Spagna, non ci pensa due volte», confessa Martínez. Il budget di Astar – 180 000 dollari – è stato raccolto per metà da CONAE e per metà da aziende private che hanno scambiato donazioni con visibilità sul sito dell’università. «Il modello è sostenibile solo se ogni anno troviamo nuovi sponsor, altrimenti il prossimo CubeSat resta un pdf nel cassetto», ammette il decano.

Il segnale di Astar impiegherà 2,4 secondi per tornare sulla Terra. Quel lasso di tempo è anche la distanza tra l’orgoglio nazionale e la realtà dei bilanci: se la radiosintonia si perde, nessuno potrà biasimare la NASA. La fatica, il prestigio e il rischio sono tuttiMade in argentina.